lunedì 16 dicembre 2002
WWF: Condono edilizio, una vergogna italiana
Maurizio Santoloci, vicepresidente del WWF Italia, ha dichiarato: “Dopo il crollo di San Giuliano l’avevamo chiesto: mai più condoni nel Paese del dissesto idrogeologico e dei terremoti. Passata l’emozione, il condono viene riproposto. Una vergognosa ipocrisia, che mette davvero a rischio tutto e tutti, e che dura da mezzo secolo. Se passasse il nuovo emendamento sul condono, potremo dire che in Italia si è reso possibile chiedere la domanda di concessione in sanatoria per tutti gli abusi realizzati dal dopoguerra sino al 2001".
La legge 47/85 (del Governo Craxi) ha stabilito il condono per tutti gli abusi realizzati sino al 31 ottobre ’83, la legge finanziaria ’95 (primo governo Berlusconi) ha creato la possibilità di sanatoria per gli abusi realizzati tra il primo novembre ’83 ed il 31 dicembre ’93, e se passasse un nuovo condono questo riguarderebbe gli abusi dal primo gennaio ’94 sino - probabilmente - al 31 dicembre 2001. Oltre mezzo secolo di abusivismo edilizio condonato. In pratica dal dopoguerra ad oggi tutti gli abusi sono sanabili. Un fatto clamoroso, che non ha eguali al mondo, indecente sia sotto il profilo dell’etica e del diritto per non dire degli enormi problemi ambientali, paesaggistici ed urbanistici.
Tranne infatti che per le aree demaniali per le quali esiste un’incondonabilità assoluta (le costruzioni sul demanio appartengono al demanio stesso) per tutte le altre aree (anche vincolate) la legge ha consentito di richiedere il condono, rimettendo in via preventiva al soggetto sottoposto alla tutela dei vincoli un parere preventivo. Una procedura questa solo apparentemente di garanzia poiché per quel che riguarda i vincoli paesaggistici, i più delicati in relazione all’abusivismo edilizio, il meccanismo della delaga consentito dalla legge ha fatto sì che nella stragrande maggioranza dei casi siano gli stessi Comuni che rilasciano i condoni ad esprimere il parere sui vincoli: un inaccettabile esempio di commistione tra controllore e controllato.
Gli introiti avuti con il pagamento dei cosiddetti oneri concessori sono stati di gran lunga inferiori ai costi sostenuti per aree che, una volta condonate, avevano tutti i diritti alle opere di urbanizzazione ed ai servizi. Inoltre l’esperienza dei condoni precedenti ha dimostrato che i Comuni non sono neppure in grado di verificare se non sul piano meramente formale le domande presentate: pochissimi sono stati infatti i sopralluoghi ed i riscontri oggettivi che hanno consentito di valutare la veridicità di quanto dichiarato dalle domande o che hanno consentito di valutare l’incidenza rispetto ai vincoli.
Esistono decine di migliaia di domande del condono dell’85 ancora inevase. Di fronte allo scempio e al rischio per un bene collettivo, l’ambiente e il paesaggio, ma anche per la sicurezza di milioni di cittadini che si sono comportati correttamente, alla maggioranza e al Governo chiediamo un atteggiamento chiaro e non pilatesco: nessun condono nel paese dei disastri annunciati”.
L'abusivismo non è più - se mai lo è stato - "di necessità": negli ultimi 10-15 anni si è assistito soprattutto ad un "abusivismo di seconde case", in aree demaniali e di pregio ambientale. Oggi dalle 15 tutte le associazioni ambientaliste hanno organizzato un presidio di fronte al Senato per protestare contro il progetto di un nuovo condono.
articolo tratto da www.wwf.it
mercoledì 11 dicembre 2002
Rapporto UNICEF 2003 sulla condizione dell'infanzia nel mondo
Presentato oggi a Roma, alla Sala dell’Associazione Stampa estera, il Rapporto UNICEF 2003 su “La Condizione dell’Infanzia nel Mondo – La partecipazione dei bambini”. Introducendo il rapporto il Presidente dell’UNICEF-Italia, Giovanni Micali, ha sottolineato che “la partecipazione dei ragazzi è fondamentale, senza il loro convinto coinvolgimento e impegno nessun progetto per l’infanzia e l’adolescenza può sperare di funzionare, di essere efficace. Nonostante siano stati fatti dei passi avanti, il mondo non ha finora fatto granché per i suoi figli: proviamo allora ad ascoltarli, innanzitutto”. Infatti quest’anno il Rapporto UNICEF verte sul tema della partecipazione diretta dei bambini e degli adolescenti alla costruzione di un mondo che tuteli pienamente i loro diritti, sanciti dalla Convenzione ONU del 1989 e dai suoi più recenti Protocolli opzionali. E prima di dare la parola ai rappresentanti delle Autorità nazionali e locali, Micali ha quindi dato “la parola ai ragazzi”. Alla presentazione, che si teneva in contemporanea al lancio internazionale a Città del Messico e a Bruxelles, sono intervenuti infatti numerosi bambini e adolescenti, che tramite il loro portavoce, Mattia Zaccaro, hanno riferito sui risultati del recente “Forum nazionale dei ragazzi”, svoltosi a Pescia in parallelo alla Conferenza nazionale sull’Infanzia e l’adolescenza. Durante la conferenza stampa sono stati presentati anche i vincitori dell’edizione 2002 del “Premio UNICEF dalla parte dei bambini”, la congolese Maguy Makusudi, e il colombiano Floro Alberto Tunubalà Paja.
Alcuni dati tratti dal rapporto UNICEF 2003 "La condizione dell'infanzia nel mondo"
- Ai bambini non registrati alla nascita viene negata un’identità, un nome e una nazionalità; nel 2000, oltre 50 milioni di neonati non sono stati registrati, cioè il 41% delle nascite nel mondo. Tra le aree con meno registrazioni, segnaliamo: l’Africa Subsahariana, dove il 71% dei bambini non viene registrato, seguito dall’Asia Meridionale, con il 56%.
- 11 milioni di bambini sotto i 5 anni muoiono ogni anno a causa di malattie che possono essere facilmente prevenute con i vaccini.
- Circa 120 milioni di bambini in età scolare non vanno a scuola, di cui il 53% femmine; in Africa Sub- sahariana e in Asia meridionale oltre 50 milioni di bambine in età scolare non hanno accesso all’istruzione.
- Quasi ogni paese ha una popolazione di adolescenti che lotta per sopravvivere nelle strade delle grandi città: i dati più recenti stimano che il numero di questi giovani si aggiri intorno ai 100 milioni.
- Vaccinazioni: nel 2001, tra i paesi con più alte percentuali di bambini di un anno che hanno completato la vaccinazione contro DPT (difterite, pertosse e tetano) troviamo: Cuba (99%), Vitnam(98%), Brasile (97%), Federazione Russa (96%), USA (94%); in fondo alla lista, troviamo: Repubblica Centroafricana (23%), Nigeria (26%), Ciad (27%), Niger (31%).
- Povertà: è la principale causa dei 150 milioni di bambini sottopeso nei paesi in via di sviluppo, che aumenta il rischio di morte e compromette lo sviluppo fisico e mentale.
- Dal 1990, oltre 2 milioni di bambini sono stati uccisi e 6 milioni sono stati gravemente feriti nelle guerre. Si stima che 300.000 minori, di cui 120.000 solo in Africa, siano stati arruolati con la forza in corpi militari, per diventare soldati, facchini, messaggeri, cuochi e schiavi sessuali.
- AIDS: 6.000 giovani al giorno contraggono il virus dell’HIV/AIDS. 14 milioni di bambini sotto i 15 anni hanno perduto uno o entrambi i genitori a causa dell’AIDS. La preoccupazione è particolarmente forte per i 10 paesi dell’Africa subsahariana in cui oltre il 15% dei bambini con meno di 15 anni sono orfani: Botswana, Burundi, Lesotho, Malawi, Mozambico, Repubblica Centroafricana, Ruanda, Swaziland, Zambia e Zibabwe. Si prevede che il numero degli orfani sia destinato a salire e che entro il 2010 in Botswana, Lesoto, Swaziland e Zimbabwe più del 20% dei bambini con meno di 15 anni saranno orfani.
In alcuni paesi, oltre il 50% degli orfani tra 0 e 14 anni hanno perso uno o entrambi i genitori a causa dell’AIDS: Zimbabwe (77% di orfani a causa dell’AIDS), Botswana (71%), Zambia (65%), Swaziland (59%), Kenya (54%), Lesoto (54%), Uganda (51%).
- Lavoro minorile e sfruttamento: 211 milioni di minori lavorano; 180 milioni di bambini tra i 5 e i 17 anni sono coinvolti nelle peggiori forme di lavoro minorile, un bambino su otto nel mondo.
- Tasso di mortalità infantile sotto i 5 anni: i paesi con i più alti tassi di mortalità infantile sono: Sierra Leone (316 morti su mille nati), Niger (265 su mille), Angola (260), Afghanistan (257), Liberia (235), Mali (231), Somalia (225), Guinea-Bissau (211), Congo (Rep.Dem.) (205), Zambia (202), Ciad (200), Burkina Faso (197), Mozambico (197), Burundi (190).
- Tratta dei minori: è un business da un miliardo di dollari l’anno, e si stima che ogni anno coinvolga 1.200.000 bambini e adolescenti. Nell’Africa subsahariana sta raggiungendo proporzioni preoccupanti il traffico dei minori destinati a essere sfruttati in lavori agricoli e domestici. La tratta delle bambine avviate alla prostituzione nel Sudest asiatico è un problema di enormi dimensioni; il traffico è spesso gestito da autorità di polizia, parenti e tutori, e tutti si dividono i profitti.
Si è registrato un notevole incremento nel numero delle ragazzine provenienti dalla Moldavia, dalla Romania e dall’Ucraina trasferite clandestinamente in Europa occidentale da bande criminali con base in Albania, in Bosnia-Erzegovina, in Kosovo e ex-Jugoslavia.
>> Per una sintesi dettagliata del Rapporto UNICEF 2003 clicca qui <<
lunedì 18 novembre 2002
Dura campagna contro le pellicce della PETA
Sophie Ellis Bextor è la testimonial della campagna pubblicitaria contro il commercio delle pellicce. Nei manifesti della PETA (People for the Ethical Treatment of Animals), la cantante avvolta in un abito da sera nero tiene in mano il corpo inerme, e scuoiato, di una volpe. La sconvolgente immagine è stata scattata da Mary MacCartney (fotografa di moda e figlia di Sir Paul McCartney), che come Sophie ha prestato il suo impegno gratuitamente. La pubblicità del gruppo pro-animali e contro le pellicce PETA apparirà in tutte le riviste mondiali e in poster giganti sparsi nelle città. La Ellis-Bextor ha dichiarato: Penso che le pellicce siano veramente una scelta patetica, quando si hanno così tante altre alternative. Faccio parte di una generazione che è cresciuta con il motto ‘Preferisco andare in giro nuda piuttosto che indossare una pelliccia’ e quella frase mi ha veramente segnato. Mi è sembrata una cosa molto naturale da fare, quella di mettermi dalla parte degli animali quando si parla di pellicce. Secondo la PETA, questa pubblicità porta nelle nostre case la cruda realtà che viene tenuta fuori dai bellissimi spot delle pellicce e dalle riviste patinate di moda. Speriamo solo che Sophie, in futuro, non faccia come la top model Naomi Campbell, che dopo aver prestato il proprio volto in difesa dei diritti animali, è stata vista più e più volte sfilare per noti produttori di pellicce.
"Qui c'è il resto della tua pelliccia", recita lo slogan della campagna promossa dalla PETA.
"Qui c'è il resto della tua pelliccia", recita lo slogan della campagna promossa dalla PETA.
sabato 16 novembre 2002
Campagna di Amnesty in Russia
La Federazione Russa è in un periodo di transizione. Dal 1991, profondi mutamenti hanno interessato quasi tutti gli aspetti della vita dei suoi 144 milioni di abitanti.
Dal 1970 ad oggi, la situazione dei diritti umani in Russia si è radicalmente trasformata. Eppure, le violazioni dei diritti umani sono ancora diffuse, e le vittime hanno pochissime probabilità di vedere i responsabili degli abusi davanti alla giustizia. La tortura e i maltrattamenti fanno parte della routine nelle stazioni di polizia. Le condizioni carcerarie e gli affollatissimi e malsani centri di custodia cautelare sono così terrificanti da costituire di per sé trattamento crudele, inumano e degradante.
Il conflitto in Cecenia è stato caratterizzato da rapporti diffusi ed attendibili su gravi violazioni dei diritti umani commesse dalle forze armate russe, come "sparizioni", tortura, stupro, uccisioni extragiudiziali. Le forze russe hanno anche attaccato civili e ucciso i militari prigionieri, violando così il diritto internazionale umanitario.
I responsabili delle violazioni dei diritti umani sono raramente portati in giudizio, e le vittime spesso non hanno diritto ad alcun risarcimento. Amnesty International ha lanciato una campagna mondiale per chiedere al governo della Federazione Russa di mantenere il proprio impegno a proteggere e promuovere i diritti umani, in modo che ci possa essere giustizia per tutti.
tratto da www.amnesty.it
giovedì 14 novembre 2002
OMS: morti causate dall'inquinamento atmosferico
L'Organizzazione Mondiale della Sanità stima che attualmente 3 milioni di persone muoiono ogni anno a causa degli effetti dell'inquinamento, tre volte più del milione di vittime provocate ogni anno da incidenti stradali. Uno studio pubblicato su "The Lancet" nel 2000, concludeva che l'inquinamento dell'aria in Francia, Austria e Svizzera è responsabile di più di 40.000 morti all'anno in questi tre paesi. Circa la metà di queste morti sono attribuibili direttamente all'inquinamento prodotto dalle emissioni dei veicoli a scoppio.
Negli Stati Uniti, le morti causate dal traffico totalizzano un valore appena superiore alle 40.000 per anno, mentre l'inquinamento atmosferico ne causa annualmente 70.000. Le morti causate da questo fattore sono paragonabili per numero a quelle causate dal cancro ai polmoni e alla prostata messi insieme. La crescita di città in paesi in via di sviluppo e industrializzati, allo stesso modo, minaccia la salute di miliardi di persone.
I governi si sono già da lungo tempo impegnati a ridurre gli incidenti stradali, punendo gli eccessi di velocità pericolose, arrestando chi guida sotto gli influssi dell'alcool, e alle volte ritirando anche la patente. Prestano, tuttavia, molta meno attenzione alle morti causate dall'inquinamento. Anche se le morti causate da arresto cardiaco e malattie respiratorie, causate dall'inquinamento atmosferico, possono risultare meno drammatiche di quelle causate da incidenti stradali, non sono meno reali.
Gli inquinanti atmosferici includono monossido di carbonio, ozono, biossido di zolfo, ossidi di azoto e particolato (cioè le polveri). Tali inquinanti provengono primariamente dalla combustione di carburanti fossili, principalmente attività industriali che sfruttano la combustione del carbone e dalle automobili a benzina. Gli ossidi di azoto possono condurre alla formazione di ozono al livello del suolo. Il particolato viene prodotto da un gran numero di fonti, in particolar modo dai motori diesel. "Smog" - una parola ibrida coniata per descrivere la miscela di fumo e nebbia che ricopre alcune città - è in gran parte composto da ozono e particolato.
L'aria nella maggioranza delle città contiene, tipicamente, un misto d'inquinanti, ognuno dei quali può incrementare la vulnerabilità delle persone agli effetti degli altri. L'esposizione al monossido di carbonio rallenta i riflessi e causa sonnolenza, dal momento che le molecole del monossido di corbonio si combinano con l'emoglobina, riducendo la quantità d'ossigeno che i globuli rossi sono in grado di trasportare. Il diossido di zolfo può aggravare l'asma e ridurre la funzione polmonare, come rendere più sensibili agli allergeni.
L'ozono causa infiammazioni polmonari e ne riduce la funzione e la capacità d'esercizio. Il particolato più piccolo, specialmente quello con un diametro inferiore ai 10 micron, può depositarsi negli alveoli polmonari. Sono associati alla crescita dei ricoveri ospedalieri per problemi respiratori e cardiovascolari. Quando sale la percentuale di particolato nell'aria, salgono conseguentemente le morti.
Quando le persone inalano particolato ed ozono in concentrazioni solitamente riscontrabili nelle aree urbane, le loro arterie si stringono, riducendo la capacità di trasportare il sangue e l'ossigeno al cuore. Questa è la ragione per la quale l'inquinamento atmosferico aggrava le condizioni del cuore e l'asma. A differenza di alcuni inquinanti, che presentano livelli soglia sotto i quali non causano nessun dissesto alla salute umano, l'ozono e il particolato hanno effetti negativi anche a livelli molto bassi.
Perciò non esistono livelli sicuri per questi inquinanti. Una ricerca pubblicata su "Science" nel 2001 notava che in nazioni industriali così come in via di sviluppo, esposizioni ai livelli correnti di ozono e particolato "causano la crescita della mortalità, ricoveri, complicazioni asmatiche e bronchiti, giorni lavorativi perduti, giorni d'attività ridotta, e varie misure di danni polmonari."
Le malattie correlate all'inquinamento atmosferico (assenze dal lavoro, spese per le cure dei bambini) provocano spese sanitarie ingenti. Nella provincia dell'Ontario, in Canada, per esempio, che ha una popolazione di 11,9 milioni di abitanti, l'inquinamento dell'aria costa ai cittadini almeno un miliardo di dollari annualmente, per ricoveri ospedalieri, visite di pronto soccorso, e assenze dal lavoro.
Secondo la Banca Mondiale, i costi sociali dell'esposizione alla polvere sollevata dagli incendi sono stati a Jakarta, Bangkok e Manila pari quasi al 10% delle entrate totali dei primi anni '90. In Cina, che ha alcune delle aree urbane maggiormente inquinate su scala mondiale, le malattie e le morti dei residenti a causa dell'inquinamento sono stimate nel 5% di quelle totali.
I costi economici dell'inquinamento atmosferico andrebbero affrontati attraverso la riduzione delle tasse sul reddito e l'aumento di quelle sui combustibili fossili. Ciò incoraggerà un uso più efficiente dei carburanti, uno spostamento verso fonti energetiche pulite, e l'adozione di controlli sull'inquinamento. L'alternativa è quella di spendere di più per le assicurazioni sanitarie per coprire le spese maggiorate dall'inquinamento. Alzare i costi dei combustibili inquinanti ridurrà la sofferenza e le morti premature.
In risposta alla congestione del traffico e ai suoi noti problemi d'inquinamento, Città del Messico e San Paolo hanno adottato il sistema delle circolazione a targhe alterne. E Bogotà, in Colombia, ha messo in atto una serie di misure per ridurre l'inquinamento atmosferico causato dai trasporti. Dal 1995, la città ha ridotto il traffico durante le ore di punta del 40% e ha incrementato le tasse sulla benzina. Quasi 120 km di strade principali sono chiuse per sette ore ogni domenica, e ciò permette l'uso ai pedoni, ciclisti e amanti dello jogging.
Le soluzioni all'inquinamento dell'aria nelle zone urbane non sono difficili da trovare. E' necessario ridurre l'uso dell'auto in favore della bicicletta, usare i mezzi di trasporto collettivi, utilizzare macchine a basso consumo. I governi dovrebbero cominciare a spostare i fondi destinati ai trasporto verso le opzioni che prevedono i mezzi di trasporto collettivo: metropolitane, ferrovie o autobus.
Leggi severe e altre forme di regolamentazione possono essere usate per incoraggiare le città densamente popolate a favorire i mezzi di trasporto collettivi. Per la produzione energetica i paesi potrebbero favorire l'energia solare ed eolica a danno di quella derivante dal carbone e dai gas naturali, usando le leve dei sussidi governativi e incentivi sulle tassazioni per le energie pulite, piuttosto che continuare a concedere sussidi per i combustibili fossili.
Al momento dell'acquisto di una nuova macchina, il consumatore considera solitamente il prezzo, gli optional e alle volte anche il consumo. Il fatto che i decessi causati dall'inquinamento atmosferico eccedano di gran lunga quelli causati da incidenti stradali nel mondo suggerisce il bisogno di ridefinire, per gran parte, la nozioni di sicurezza introducendo anche l'obiettivo di diminuire l'inquinamento dell'aria. Mentre solo alcuni automobilisti contribuiscono ai decessi causati da incidenti stradali, la totalità di essi sono responsabili per quelli causati dall'inquinamento.
tratto da www.wwf.it
venerdì 25 ottobre 2002
Unicef: gravissima carestia in Africa meridionale
Il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia sta moltiplicando gli interventi d'emergenza in Africa meridionale, dove diversi paesi si trovano sull'orlo di una crisi umanitaria di proporzioni allarmanti. Oltre 12,8 milioni di persone, di cui 2,3 milioni sono bambini al di sotto dei cinque anni, avranno bisogno - almeno fino al marzo del 2003 - di un'assistenza alimentare supplementare, per far fronte a una situazione d'emergenza causata da una concomitanza di fattori negativi, tra cui le avverse condizioni climatiche, la cattiva gestione delle riserve alimentari e l'instabilità politica ed economica.
Gli interventi dell'UNICEF nei paesi colpiti - Lesotho, Malawi, Mozambico, Swaziland, Zambia e Zimbabwe - mirano a garantire alle donne e ai bambini il livello di nutrizione indispensabile alla sussistenza. L'azione dell'UNICEF inoltre comprende una serie di altri interventi nel campo sanitario, per i rifornimenti d'acqua potabile e la predisposizione dei servizi igienici essenziali, nel settore dell'istruzione e contro la violenza, il rapimento, l'abuso sessuale e le altre forme di sfruttamento che - come in molte situazioni di crisi - minacciano i più deboli e indifesi, ossia, ancora una volta, i bambini.
Durante i periodi di carestia i problemi endemici che affliggono molti dei paesi dell'Africa meridionale divengono perfino più pressanti:
· Malattie mortali come il morbillo, il colera e la poliomielite si diffondono più rapidamente mettendo a rischio la vita di milioni di bambini: in risposta l'UNICEF sta estendendo i programmi di copertura vaccinale e di prevenzione, allo scopo di contrastare e contenere le conseguenze provocate dalle malattie, che combinandosi con la malnutrizione sono spesso letali.
· L'UNICEF, inoltre, ritiene che aiutare le famiglie a mantenere i propri figli a scuola sia una questione di vitale importanza. Nel momento in cui le difficoltà economiche divengono più pressanti, riducendo spesso le famiglie allo stremo, molti bambini potrebbero essere indotti ad abbandonare la scuola per dare un sostegno al proprio nucleo familiare. Molti bambini, poi, rimarranno orfani e lasceranno la scuola per poter sostenere i propri fratelli e sorelle. Aiutare i bambini a non restare esclusi dal sistema scolastico ha una valenza particolare, dal momento che i programmi di refezione scolastica sono uno dei principali canali attraverso cui l'UNICEF garantisce i livelli nutrizionali per i bambini.
· L'HIV/AIDS, che colpisce nella regione una percentuale di persone che oscilla tra il 16 e il 25% della popolazione, rende decisamente più ardue le difficoltà che i bambini affrontano nel resistere agli stenti e agli altri problemi provocati dalla carestia. Un'alimentazione carente indebolisce o uccide chi è affetto da HIV/AIDS, costringendo spesso i bambini a dedicarsi all'assistenza e alla cura dei malati. Lo sfruttamento sessuale, poi, è destinato ad aumentare, dal momento che molti, specialmente le adolescenti, saranno costretti a prestazioni sessuali in cambio di cibo.
Tra i paesi che si trovano ad affrontare la crisi lo Zimbabwe è quello che versa nelle condizioni peggiori. Anche il Malawi e lo Zambia sono stati duramente colpiti. Inoltre, centinaia di migliaia di persone necessitano di assistenza umanitaria in Lesotho, nello Swaziland e in Mozambico.Zimbabwe
In Zimbabwe oltre 7 milioni e 800mila persone (il 66% della popolazione) - 5 milioni e 400mila bambini tra 0 e 14 anni e un milione, 800mila dei quali minori di 5 anni - necessitano di assistenza umanitaria per i prossimi 18 mesi. Oltre 600mila bambini, inoltre, hanno urgente bisogno di aiuti alimentari. Davanti a tali cifre il Governo dello Zimbabwe ha dichiarato in aprile lo stato di disastro nazionale.
Per far fronte all'emergenza l'UNICEF ha predisposto i seguenti interventi:
· Assistenza alimentare: Il programma d'assistenza alimentare già in corso sarà esteso a 130mila bambini. L'UNICEF-Zimbabwe ha ordinato 600 tonnellate di UNIMIX (una miscela ad alto valore nutritivo a base di cereali, legumi, zuccheri e olio) per oltre 32.000 bambini e si prefigge di procurarne altre 1.600 tonnellate nei prossimi mesi. L'UNICEF prevede anche di distribuire a oltre 129.000 mila bambini sotto i cinque anni d'età, per un periodo di 11 mesi, capsule di vitamina A. Attualmente si stanno approntando programmi volti a monitorare e sorvegliare lo stato nutrizionale e di crescita dei bambini.
· Assistenza sanitaria: Per combattere il colera e prevenire la diffusione di altre malattie l'UNICEF-Zimbabwe ha fornito 500 kg di cloruri per disinfettare l'acqua, 10.000 metri di teli di plastica per allestire ripari d'emergenza, 2.000 contenitori di plastica per l'acqua, 360 barre di sapone (utilizzate anche come repellente contro le zanzare), 100.000 pasticche per la depurazione dell'acqua e 200 kit informativi sulla prevenzione del colera. L'UNICEF ai primi di luglio ha provveduto alla vaccinazione di un milione e 700mila bambini al di sotto dei 5 anni e alla distribuzione supplementare di capsule di vitamina A.
· L'UNICEF sta programmando la costruzione di 100 pozzi e il trivellamento di altri 75 per aumentarne la profondità, la costruzione di 5.000 gabinetti domestici e di 1.000 servizi igienici per strutture scolastiche d'emergenza a beneficio delle persone sfollate a causa della situazione di insicurezza alimentare.
Malawi
A causa della siccità che ha colpito gran parte dell'Africa australe, il Malawi sta soffrendo la carestia più acuta degli ultimi 50 anni. Infatti la siccità attuale segue a un periodo di piogge violente e inondazioni che, tra fine 2001 e inizio 2002, avevano distrutto i raccolti e devastato terre coltivate per 40.000 ettari. Su 3 milioni e 200mila persone colpite dalla carestia, su una popolazione totale di 10 milioni e 600mila, oltre un milione sono bambini. I bambini gravemente malnutriti sono 72.000, 7.000 dei quali a rischio di morte imminente per fame. L'UNICEF prevede un ulteriore aggravarsi della situazione, se non si mobiliteranno in modo massiccio gli aiuti internazionali, anche per
la crescente diffusione di malattie intestinali, e in particolare del colera (oltre 33.000 casi, il 3% dei quali letali). L'emergenza attuale aggrava una situazione già pesantissima, dove la mortalità infantile è del 104 per mille (oltre il dieci per cento): l'AIDS è il problema sanitario più acuto, con il 16,4 % della popolazione in età fertile (15-49 anni) sieropositiva; il 65% della popolazione totale vive sotto la soglia di povertà.
L'intervento dell'UNICEF
· Malnutrizione: L'UNICEF ha messo in funzione 20 centri terapeutici capaci di garantire il fabbisogno alimentare di oltre 4.000 bambini al mese. Inoltre circa 100.000 bambini dei 6 distretti più colpiti potranno beneficiare di un nuovo programma di refezione scolastica, per garantire almeno un pasto al giorno e contemporaneamente contrastare la tendenza all'abbandono scolastico. 50mila bambini al di sotto dei cinque anni e 185mila donne in gravidanza o in allattamento stanno già beneficiando di un programma di alimentazione supplementare della durata di tre mesi.
· Emergenza colera: l'UNICEF sta collaborando con il Governo del Malawi per fronteggiare l'emergenza colera, fornendo farmaci essenziali e attrezzature mediche. Sono stati inviati tra l'altro 250.000 confezioni di sali reidratanti per via orale, 10 cisterne gonfiabili per l'acqua potabile e 10 strutture sanitarie mobili complete per ospedali da campo, complete di forniture essenziali per la terapia delle malattie intestinali, 40.000 litri di Ringer lattato (soluzione perfusionale).
Zambia
Su 2 milioni e 300mila persone colpite dalla crisi (su una popolazione totale di 10 milioni e 300mila persone, di cui il 20% sono bambini sotto i cinque anni e il 22% donne in età riproduttiva) più di 460mila sono bambini al di sotto dei 5 anni. Oltre alla crisi alimentare lo Zambia sta attraversando anche una periodo di siccità che ha reso la disponibilità d'acqua drammaticamente insufficiente. Per far fronte a tale situazione l'UNICEF intende:
· Estendere i progetti di trivellamento dei pozzi, al fine di aumentare la disponibilità d'acqua potabile, approntando 70 punti di rifornimento idrico nelle province meridionali del paese e altri 20 in quelle nord-occidentali, ove si trovano diversi campi di sfollati e profughi. L'UNICEF sta inoltre acquistando le cisterne d'acqua necessarie a garantire il fabbisogno idrico delle comunità locali, mentre oltre 100 pozzi saranno rimessi in funzione in 38 distretti che versano in situazione di particolare emergenza.
· Insieme ai suoi partner l'UNICEF sta monitorando lo stato nutrizionale e le condizioni di peso dei bambini.
· Insieme all'ECHO l'UNICEF sta fornendo assistenza umanitaria a circa 110mila profughi che vivono o transitano nelle provincie nord-occidentali del paese. Il programma fornirà assistenza anche ai 424.912 abitanti dello Zambia sfollati o colpiti in altro modo dal massiccio afflusso di profughi.
Lesotho
Si stima che circa 445mila persone, di cui 62.272 sono bambini al di sotto dei 5 anni, avranno bisogno di assistenza alimentare. L'UNICEF prevede che siano oltre 148mila i bambini sotto i 5 anni colpiti dalla crisi, dei quali circa 30mila hanno bisogno di essere assistiti da centri che garantiscano loro un'alimentazione supplementare:
· L'UNICEF, in collaborazione con altri partner, sta individuando i bambini affetti da malnutrizione allo scopo di indirizzarli ai centri per l'alimentazione supplementare.
· L'UNICEF inoltre sta contribuendo a fornire nuove provviste per i centri sanitari che attuano tali programmi alimentari.
Swaziland
Sono circa 142mila le persone a rischio, che potrebbero diventare oltre 230mila nei prossimi tre mesi. I bambini colpiti dalla crisi sono attualmente 30mila, una cifra che nei mesi a venire potrebbe raggiungere i 45mila. La situazione è aggravata dagli effetti prodotti dalla siccità sulla sicurezza alimentare delle famiglie, dall'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e dal ridotto potere d'acquisto della moneta nazionale rispetto ai prezzi esistenti sul mercato mondiale. La scuola appare il canale migliore attraverso cui garantire la sussistenza alimentare, ma il 25% dei bambini in età d'istruzione primaria sono fuori dal circuito scolastico, non solo a causa della siccità ma anche per l'alto livello delle tasse d'iscrizione:
· L'UNICEF sta intervenendo sulle comunità locali per aiutarle a mantenere i bambini a scuola. Un sostegno particolare viene garantito ai bambini fuori dal sistema scolastico, molti dei quali sono orfani o appartenenti a famiglie particolarmente povere (spesso famiglie dove il capo famiglia sono le donne o le nonne).
· L'UNICEF sosterrà, nelle aree rurali più povere, forme di alimentazione attraverso le strutture scolastiche, fornendo cucine e provviste alimentari.
Mozambico
Delle 515mila persone che versano in una condizione di grave insicurezza alimentare a causa delle conseguenze della siccità sulla produzione agricola, circa 100mila sono bambini al di sotto dei cinque anni d'età. Circa 335mila persone necessitano di aiuto alimentare immediato.
· Per contrastare gli effetti della siccità l'UNICEF contribuisce alla gestione dei programmi contro la malnutrizione, il colera e degli altri progetti in ambito sanitario, fornendo il necessario supporto tecnico.
· L'UNICEF ha approntato un servizio idrico d'emergenza per la potabilizzazione e attrezzature adeguate per la conservazione dell'acqua.
· L'UNICEF ha inoltre messo a disposizione fondi per il monitoraggio dello stato del sistema scolastico nelle aree colpite dalla siccità e in quelle non interessate dalla crisi.
tratto da www.unicef.it
lunedì 30 settembre 2002
Appello di Emergency e Amnesty contro la pena di morte
"Come cittadino del mondo vi chiedo di applicare la risoluzione dell'Onu contro la pena di morte. Nessuno stato, nessun governo, nessuna autorità ha il diritto di ammazzare un uomo in nome della legge. La pena capitale deve essere cancellata per sempre da tutti i codici del mondo in quanto violazione dei fondamentali diritti dell'uomo."
Questo è l'appello che Emergency ed Amnesty vi invitano a sottoscrivere per cancellare una volta per tutte la pena di morte dal nostro pianeta. Amnesty International, sul suo sito italiano, ha stilato la situazione della presenza all'interno del nostro pianeta (paese per paese) della pena di morte. Lo trovate all'indirizzo sottostante. http://www.amnesty.it/~pdm/doc.php3
domenica 26 maggio 2002
Squadre della morte in Congo compiono stragi
Squadre della morte di ribelli congolesi e ruandesi decapitano i civili e gettano i corpi nei fiumi dopo un ammutinamento
Oltre 200 persone sarebbero state uccise a Kisangani, la città del Congo settentrionale occupata dai ribelli del raggruppamento congolese per la democrazia (Rcd), da squadre della morte. Lo riferisce la Bbc online. Il massacro segue di alcuni giorni un ammutinamento, soffocato poi dalle truppe, di un centinaio di rivoltosi che si erano impadroniti del palazzo della radio. Le autorità cittadine dell'Rcd minimizzano e sostengono che il numero dei morti
è molto inferiore.
Alcuni operatori umanitari hanno dichiarato, senza fornire le generalità, che almeno 150 corpi decapitati sono stati gettati nei due fiumi cittadini, mentre abitanti di uno dei più poveri sobborghi, Mangobo, hanno descritto l'incursione di una squadra di ribelli congolesi e di ruandesi che, in preda all'alcool, hanno sparato a casaccio dentro le case uccidendo 40 persone innocenti.
Fosse Comuni - Impiegati dell'aeroporto sostengono che altri cadaveri possono essere trovati in fosse comuni sotto la pista dello scalo. Ieri, ancora una volta, il Ruanda ha negato di avere soldati a Kisangani, ribadendo che le proprie truppe si sono ritirate dalla città nel giugno 2000. Tutti gli esponenti di organizzazioni internazionali - che hanno denunciato la violazione dei diritti umani al Consiglio di sicurezza dell'Onu - hanno lasciato gli alloggi cercando un nascondiglio altrove, per evitare eventuali rappresaglie.
Oltre 200 persone sarebbero state uccise a Kisangani, la città del Congo settentrionale occupata dai ribelli del raggruppamento congolese per la democrazia (Rcd), da squadre della morte. Lo riferisce la Bbc online. Il massacro segue di alcuni giorni un ammutinamento, soffocato poi dalle truppe, di un centinaio di rivoltosi che si erano impadroniti del palazzo della radio. Le autorità cittadine dell'Rcd minimizzano e sostengono che il numero dei morti
è molto inferiore.
Alcuni operatori umanitari hanno dichiarato, senza fornire le generalità, che almeno 150 corpi decapitati sono stati gettati nei due fiumi cittadini, mentre abitanti di uno dei più poveri sobborghi, Mangobo, hanno descritto l'incursione di una squadra di ribelli congolesi e di ruandesi che, in preda all'alcool, hanno sparato a casaccio dentro le case uccidendo 40 persone innocenti.
Fosse Comuni - Impiegati dell'aeroporto sostengono che altri cadaveri possono essere trovati in fosse comuni sotto la pista dello scalo. Ieri, ancora una volta, il Ruanda ha negato di avere soldati a Kisangani, ribadendo che le proprie truppe si sono ritirate dalla città nel giugno 2000. Tutti gli esponenti di organizzazioni internazionali - che hanno denunciato la violazione dei diritti umani al Consiglio di sicurezza dell'Onu - hanno lasciato gli alloggi cercando un nascondiglio altrove, per evitare eventuali rappresaglie.
venerdì 24 maggio 2002
India-Pakistan, nuovamente alta tensione. Rischio atomica
LONDRA - L'esercito britannico si prepara ad affrontare le conseguenze di una guerra nucleare nel subcontinente indiano, giudicata una «possibilità concreta». Il premier Tony Blair ha comunicato al governo che la situazione è«disperatamente seria», mentre fonti dell'intelligence del Regno Unito fanno sapere che India e Pakistan, entrambepotenze nucleari, sono bloccate in un sentiero che rischia di portare al primo conflitto nucleare della storia. Il governo inglese considera l'allarme peggiore della crisi missilistica cubana, tanto che l'esercito ha ricevuto l'ordine di iniziare apianificare un'evacuazione di emergenza dei britannici dall'India e dal Pakistan.
ULTIMATUM - Fonti del dipartimento di Stato Usa fanno sapere che il primo ministro indiano Atal Behari Vajpayeeaspetterà due settimane prima di attaccare il Pakistan. Per scongiurare la crisi Islamabad dovrà bloccare le infiltrazioni di militanti islamici nel Kashmir indiano e fermare il terrorismo nella regione. Musharraf, spiega la Cnn, dovrà convincere l'Isi (i servizi segreti pachistani) a muoversi in tal senso.
ESPERTI - Al momento sono al vaglio di esperti militari opzioni e conseguenze di una guerra nucleare. Nelle ultime 24 ore Tony Blair ha telefonato al presidente Usa George W. Bush e al leader russo Vladimir Putin, invitandoli ad esercitare pressioni sui due paesi asiatici. Il segretario di stato americano Colin Powell ha chiamato per ben due volte il presidente del Pakistan Pervez Musharraf. Timore dell'intelligence britanica è che nessuno dei due leader asiatici usi la ragione: si tratta di paesi «neofiti» dello strumento nucleare, a cui manca pertanto il principio di deterrenza della Guerra Fredda. In particolare, teme l'intelligence britannica, il Pakistan potrebbe ricorrere all'arma atomica se sconfitto dall'India durante un attacco convenzionale.
«PUNTO CRITICO» - Le tensioni tra India e Pakistan sull’annoso problema del Kashmir hanno creato una situazione estremamente pericolosa e gli Stati Uniti cercheranno di calmare le parti. «E’ una situazione molto pericolosa», ha detto Colin Powell passeggiando nei pressi della cattedrale ortodossa del Cremlino a Mosca dove si trova insieme al Presidente George W. Bush. «Spero che i due Paesi realizzino di trovarsi ad un punto davvero critico e speriamo di farli tornare indietro». Powell ha detto di aver parlato con il Presidente pachistano Pervez Musharraf ed avrà un colloquio anche con il ministro degli Esteri indiano Jaswant Singh. Gli Usa hanno adottato una posizione di maggiorcollaborazione militare con l’India dopo aver duramente criticato il flusso di militanti islamici diretti dal Pakistan in Kashmir. Usa e India si sono accordati per accelerare la loro collaborazione nel campo della difesa ed hanno in programma esercitazioni militari congiunte, secondo un comunicato diffuso dal Pentagono.
MILIONI DI MORTI - Il Dipartimento di stato ha detto di comprendere le frustrazioni dell’India di fronte ai nuovi attacchi terroristici. Tuttavia, «ogni azione militare, invece che risolvere la situazione, creerebbe nuovi problemi», ha detto il portavoce del Dipartimento Philip Reeker. Dal canto suo, il ministro della Difesa Donald Rumsfeld ha affermato che i due Paesi nucleari dell’Asia meridionale potrebbero entrare in guerra se la situazione andasse fuori controllo. «Milioni di persone potrebbero morire nel caso i due Paesi decidessero di usare le loro armi nucleari», ha dettoRumsfeld parlando nel corso di un programma della Cnn.
ULTIMATUM - Fonti del dipartimento di Stato Usa fanno sapere che il primo ministro indiano Atal Behari Vajpayeeaspetterà due settimane prima di attaccare il Pakistan. Per scongiurare la crisi Islamabad dovrà bloccare le infiltrazioni di militanti islamici nel Kashmir indiano e fermare il terrorismo nella regione. Musharraf, spiega la Cnn, dovrà convincere l'Isi (i servizi segreti pachistani) a muoversi in tal senso.
ESPERTI - Al momento sono al vaglio di esperti militari opzioni e conseguenze di una guerra nucleare. Nelle ultime 24 ore Tony Blair ha telefonato al presidente Usa George W. Bush e al leader russo Vladimir Putin, invitandoli ad esercitare pressioni sui due paesi asiatici. Il segretario di stato americano Colin Powell ha chiamato per ben due volte il presidente del Pakistan Pervez Musharraf. Timore dell'intelligence britanica è che nessuno dei due leader asiatici usi la ragione: si tratta di paesi «neofiti» dello strumento nucleare, a cui manca pertanto il principio di deterrenza della Guerra Fredda. In particolare, teme l'intelligence britannica, il Pakistan potrebbe ricorrere all'arma atomica se sconfitto dall'India durante un attacco convenzionale.
«PUNTO CRITICO» - Le tensioni tra India e Pakistan sull’annoso problema del Kashmir hanno creato una situazione estremamente pericolosa e gli Stati Uniti cercheranno di calmare le parti. «E’ una situazione molto pericolosa», ha detto Colin Powell passeggiando nei pressi della cattedrale ortodossa del Cremlino a Mosca dove si trova insieme al Presidente George W. Bush. «Spero che i due Paesi realizzino di trovarsi ad un punto davvero critico e speriamo di farli tornare indietro». Powell ha detto di aver parlato con il Presidente pachistano Pervez Musharraf ed avrà un colloquio anche con il ministro degli Esteri indiano Jaswant Singh. Gli Usa hanno adottato una posizione di maggiorcollaborazione militare con l’India dopo aver duramente criticato il flusso di militanti islamici diretti dal Pakistan in Kashmir. Usa e India si sono accordati per accelerare la loro collaborazione nel campo della difesa ed hanno in programma esercitazioni militari congiunte, secondo un comunicato diffuso dal Pentagono.
MILIONI DI MORTI - Il Dipartimento di stato ha detto di comprendere le frustrazioni dell’India di fronte ai nuovi attacchi terroristici. Tuttavia, «ogni azione militare, invece che risolvere la situazione, creerebbe nuovi problemi», ha detto il portavoce del Dipartimento Philip Reeker. Dal canto suo, il ministro della Difesa Donald Rumsfeld ha affermato che i due Paesi nucleari dell’Asia meridionale potrebbero entrare in guerra se la situazione andasse fuori controllo. «Milioni di persone potrebbero morire nel caso i due Paesi decidessero di usare le loro armi nucleari», ha dettoRumsfeld parlando nel corso di un programma della Cnn.
mercoledì 22 maggio 2002
Pena di morte in Giappone, una realtà nascosta
L’ordinamento giapponese prevede la pena di morte. Nel paese, ci sono 7 prigioni attrezzate con un patibolo per l’impiccagione. Dal 1993, sono stati giustiziati 41 condannati a morte. Alla fine del 2001, nei bracci della morte del Giappone si trovavano almeno 110 condannati, di cui circa 50 con sentenza definitiva. A loro non è consentito avere contatti al di fuori dei congiunti, né con amici né con giornalisti. Anzi, capita che persino i colloqui o la corrispondenza con i congiunti vengano proibiti. La maggior parte dei condannati a morte vive in celle d’isolamento, controllate attraverso le telecamere 24 ore su 24. L’esecuzione viene comunicata al condannato soltanto il giorno stesso, mentre i congiunti ne vengono a conoscenza a fatto già compiuto. In Giappone, sia l’esistenza dei condannati a morte sia le esecuzioni sono fenomeni totalmente isolati dalla società.Quella di cui ora leggerete è una realtà poco conosciuta anche nello stesso Giappone, tranne che dalla gente particolarmente interessata alla questione.
Per saperne di più >> www.amnesty.it/primopiano/cartellino_rosso.php3
Per saperne di più >> www.amnesty.it/primopiano/cartellino_rosso.php3
tratto da www.amnesty.it
martedì 14 maggio 2002
La Russia entra nella NATO
Oggi in Islanda un passo storico, l'abbraccio dell'Alleanza Atlantica a Mosca, all'ex nemico. Un successo della diplomazia al quale hanno lavorato molto soprattutto l'Italia e la Gran Bretagna. La firma ufficiale sarà infatti apposta il 28 maggio, in Italia, a Pratica di Mare, vicino Roma. La riunione di Rejkiavik avviene all'indomani dell'annuncio a sorpresa di Bush e Putin: Stati Uniti e Russia ridurranno di due terzi il loro arsenale atomico. Tre pagine scarne che permetteranno, come ha detto con enfasi il presidente americano, di lasciare alle spalle la guerra fredda. Il trattato verrà firmato a Mosca il 24 maggio e prevede la riduzione delle testate dalle 7mila attuali a 1.700- 2.200 in dieci anni. Ma l'america non distruggerà tutte le testate, le immagazzinerà. E non eliminerà tutti i vettori. In caso di crisi, insomma, le testate potrebbero essere in fretta rimontate sui missili. Ma la guerra è profondamente cambiata, anche prima dell'11 settembre, e l'atomica non ha il valore deterrente che aveva 50 anni fa. E' vero che il trattato segna comunque un'epoca, perché apre anche alla Russia la partecipazione allo scudo spaziale americano. Il Pentagono sta lavorando a una nuova atomica che potrà penetrare nelle viscere della terra per colpire target sotterranei, come i bunker di Bin Laden.
venerdì 10 maggio 2002
L'Italia sostiene il Giappone nella caccia alle balene?
Mancano solo due settimane alla Conferenza della Commissione Baleniera Internazionale, che si terra' dal 20 al 25 maggio a Shimonoseki, porto baleniero giapponese e l'Italia non ha ancora reso nota la sua posizione. "In questi giorni il ministro Alemanno e' in visita ufficiale in Giappone, dove incontrera' i ministri dell'agricoltura, degli esteri e dell'economia. E' l'occasione per chiarire qual e' la posizione del nostro Paese sulla caccia alle balene ha detto Domitilla Senni, direttore generale di Greenpeace ci aspettiamo una ferma condanna della politica nipponica di acquisto dei voti dei paesi in via di sviluppo". Negli ultimi 10 anni il governo giapponese ha investito piu' di 300 milioni di dollari per promuovere la ripresa della caccia commerciale delle balene. Utilizzando i fondi destinati all'aiuto allo sviluppo nel settore della pesca , il Giappone ha "comprato" il voto di numerosi paesi in via di sviluppo con l'intento di costituire all'interno dell'IWC una nuova maggioranza necessaria per abrogare la moratoria sulla caccia alle balene. Moratoria che, dal 1987, era stata votata dalla Commissione Baleniera Internazionale . Solo nel 2001 il Giappone ha speso qualcosa come 47 milioni di dollari, 41 milioni di euro, per convincere alcuni paesi a votare a favore della ripresa della caccia. Greenpeace si aspetta dal ministro Alemanno, con il quale ha da tempo chiesto un incontro, una condanna della "politica di consolidamento del voto" come definita dallo stesso governo giapponese."Alemanno va in Giappone per promuovere l'esportazione dell'agroalimentare italiano verso il paese del Sol Levante, un settore che e' in continua crescita- continua Senni speriamo che per esportare un po' di grana padano non si accordi per scambiare il proprio voto passando nello schieramento del Giappone all'interno della Commissione Baleniera". Il ministro Gianni Alemanno sara' in Giappone fino al 9 maggio ed incontrera', tra gli altri, il ministro dell'Agricoltura, Tsutomu Takebe, il ministro degli Esteri, Yoriko Kawaguchi, e il ministro dell'Economia, Commercio e Industria, Takeo Hiranuma.
martedì 7 maggio 2002
Fiume Lambro, scandalo a cielo aperto
Milano, città europea che scarica la sua fogna a cielo aperto. La legge, del 1976, impone a tutte le città italiane il depuratore. Siamo nel '98 e una città come Milano il depuratore non ce l'ha. Eppure i milanesi pagano da anni nella bolletta il costo per depurare l'acqua, per la precisione in un condominio la depurazione che non c'è costa 697.000 ogni 4 mesi. La fogna di Milano finisce nel Lambro e da li' nel Po. A Ferrara che bevono l'acqua del Po hanno la bolletta dell'acqua più cara d'Italia perché ripulirla è costosissimo. In altre parole, in 22 anni non sono riusciti a mettersi d'accordo su chi dovesse prendersi l'appalto.
12 novembre 1998Milano città senza depuratore da 20 anni. Il trattamento delle acque prelevate dai 600 pozzi della falda di Milano, che avviene solo dal 1994, nonostante sia stata accertata la presenza di inquinati pericolosi dovuti agli scarichi industriali della zona nord di Milano, fin dagli anni 60, quindi lo scarico delle acque reflue nel fiume Lambro, che affluisce nel Po, senza depuratore.
12 novembre 1998Milano città senza depuratore da 20 anni. Il trattamento delle acque prelevate dai 600 pozzi della falda di Milano, che avviene solo dal 1994, nonostante sia stata accertata la presenza di inquinati pericolosi dovuti agli scarichi industriali della zona nord di Milano, fin dagli anni 60, quindi lo scarico delle acque reflue nel fiume Lambro, che affluisce nel Po, senza depuratore.
tratto da www.report.rai.it
lunedì 6 maggio 2002
Cosa è successo a Jenin?
C'e' una sola cosa su cui tutti quelli che sono stati a Jenin, giornalisti stranieri e soldati israeliani, rappresentanti ONU e media israeliani, organizzazioni umanitarie e propagandisti di governo, sono d'accordo: l'odore orribile dei corpi in decomposizione in ogni angolo del campo.
A parte questo, non c'e' accordo su nulla. I palestinesi parlano di un massacro secondo solo a Sabra e Shatila. L'esercito israeliano parla di duri combattimenti, in cui "i soldati piu' umani del mondo" non hanno ucciso intenzionalmente un solo civile. I palestinesi parlano di centinaia di morti, mentre il Ministro della difesa asserisce categoricamente che i morti sono stati esattamente 43.
Qual'e' la verita? La risposta, pura e semplice e': nessuno lo sa. Nessuno puo' saperlo.
La verita' e' sepolta sotto i detriti e puzza atrocemente.
Ma vi sono alcuni fatti incontestabili. Sono sufficienti per trarne delle conclusioni.
Primo: Durante due settimane di combattimenti, l'esercito israeliano non ha permesso a nessun giornalista, israeliano o straniero, l'ingresso al campo. Anche dopo la fine dei combattimenti, nessun giornalista ha avuto il permesso di entrare. Il pretesto e' stato che la vita dei giornalisti avrebbe potuto essere in pericolo. Ma nessun giornalista aveva chiesto all'esercito di essere salvato. Tutti sono pronti a rischiare la vita, come effettivamente fanno in ogni guerra. Il semplice buon senso ci suggerisce che, se si nega l'ingresso alla stampa, c'e' qualcosa da nascondere.
Secondo: Durante i combattimenti e dopo, e' stato impedito l'ingresso ad ambulanze e personale di soccorso. Coloro che riuscivano ad avvicinarsi venivano colpiti. Il risultato di cio' e' stato che molti dei feriti, anche feriti leggeri, sono morti dissanguati nelle strade. Questo e' un crimine di guerra, un "manifesto ordine illegale", su cui "sventola la bandiera dell'illegalita'". Secondo tutte le leggi e le convenzioni internazionali, dunque anche quelle israeliane, i soldati possono rifiutarsi di obbedire a tali ordini. Non fa differenza se il ferito e' un civile o un combattente, una persona o cento. Questo e' un metodo di guerra disumano.
Alcuni giornalisti hanno cercato di giustificare questo atroce comportamento, asserendo di aver visto "con i propri occhi" ambulanze palestinesi che trasportavano armi. Io vi dico che se anche fosse vero un singolo episodio del genere, questo metodo non sarebbe giustificabile in nessuna circostanza. (Finora, vi e' solo una prova di tali episodi: questa settimana, alcuni giornalisti israeliani hanno fieramente riportato che soldati israeliani nascosti in un'ambulanza sono riusciti ad entrare in una casa dove si nascondeva un "ricercato").
Terzo: Anche dopo la fine dei combattimenti, e fino ad adesso, nessuna squadra di soccorso ha avuto il permesso di scavare e rimuovere corpi e macerie e neanche di salvare le persone vive sotto i detriti.
Ancora una volta il pretesto e' stato che i corpi potrebbero essere minati. Cosa c'entra? Non mi risulta che nessuna squadra di soccorso abbia rinunciato a prestare il proprio nobile aiuto a causa di queste parole, e allora perche' l'esercito lo impedisce categoricamente?
Quarto: Durante tutti i giorni del combattimento, non e' stato permesso ad alcuno di entrare nel campo per portarvi cibo, acqua e medicamenti. Io stesso ho preso parte ad un'imponente marcia di pacifisti israeliani che accompagnavano un convoglio di camion per rifornire il campo. Ai camion fu permesso il passaggio dal checkpoint a cui noi fummo fermati, ma dopo fu chiaro che erano giunti a destinazione ... in un campo dell'esercito.
Cosa indica tutto cio'? Una persona obiettiva arriva ad un'unica conclusione, e cioe' che l'esercito ha tentato con ogni mezzo di impedire l'ingresso al campo a qualsiasi testimone oculare. L'esercito sapeva che questo avrebbe favorito la circolazione di voci su un terribile massacro, ma ha preferito cio' alla vera verita'.
Qual'e' la punta massima di cinismo? E' bloccare il libero accesso ad un luogo e poi affermare che nessuno ha il diritto di dire cosa e' avvenuto in quel luogo finche' non l'ha visto con i suoi occhi.
L'evidenza piu' schiacciante su cio' che e' avvenuto e' il fatto che, subito dopo la fine dei combattimenti, ministri del governo e ufficiali di alto grado hanno cominciato a discutere tra di essi il modo in cui affrontare la reazione in Israele ed all'estero una volta che si fosse venuti a conoscenza dei fatti. Non sono state discussioni segrete: tutto e' avvenuto in pubblico, sui media. Tutti abbiamo ascoltato.
Le decisioni prese sono state estremamente efficaci in Israele, ed estremamente inefficaci all'estero. Quando la notizia e' arrivata, io ero casualmente in Inghilterra. Un importante giornale, il Times, portava in tutta pagina il titolo "All'interno del Campo della Morte" con una gigantografia di Jenin ed un articolo di un importante corrispondente di guerra, il quale scrisse che, in tutte le guerre da cui aveva fatto corrispondenza, dalla Cecenia al Kossovo, mai aveva assistito ad una scena come quella vista a Jenin. In quasi tutti i paesi europei, la reazione e' stata simile.
In Israele, invece, la macchina propagandistica del governo, in cui si sono integrati ormai tutti i media, ha fatto il possibile per preparare il pubblico in anticipo. Si era cominciato col dire che i palestinesi si stavano preparando a diffondere una terribile bugia, che erano gia' pronti a gettare corpi morti (presi da dove?) per le strade. Si e' arrivati persino a dire che gli stessi palestinesi hanno fatto saltare in aria le case con dentro le proprie famiglie per creare una propaganda contro Israele.
Dal canto suo, l'esercito ha "ripulito" parte del campo, trasportando corpi e rovine chissa' dove, ed e' esattamente questo il luogo in cui sono stati accompagnati giornalisti compiacenti ed innocenti visitatori stranieri. In questo stesso luogo, incontrano ufficiali che, in maniera molto umana, assicurano tutti che non c'e' stato alcun massacro. Dopotutto, solo una parte del campo e' stata distrutta, tanti e tanti metri quadri, un nonnulla davvero. Tutto cio' riporta alla mente i metodi di alcuni regimi.
Il risultato e' che si e' nuovamente creata una frattura tra gli israeliani e il resto del mondo. In tutto il mondo molti restano inorriditi dal fatto che gli ebrei, tra tutti gli altri popoli, siano capaci di fare cose simili. E gli ebrei riescono, in tutto cio', a trarre l'unica conclusione che tutti i Goyim sono anti-semiti.
Io spero solo che ci sia una inchiesta internazionale seria e che la verita', qualunque essa sia, venga fuori. Ma se anche venisse confermata solo in parte l'atrocita' su cui vi sono fondati sospetti, la domanda che si pone e' la seguente: quale era l'intenzione? Perche' governo e militari si sono accaniti in questo modo contro il campo di Jenin?
La sola risposta accettabile e' la seguente: a Jenin i palestinesi erano determinati a resistere e combattere. Lo stupro di Jenin aveva l'unico scopo di inviare un messaggio ai palestinesi: questa e' la fine che faranno tutti coloro che osano resistere all'IDF. Inoltre, un massacro come questo puo' avere l'effetto di esodo di massa che ebbe, nel 1948, il massacro di Deir Yassin.
Solo uno sciocco potrebbe credere che questo mettera' fine alla resistenza contro l'occupazione.
tratto da www.arabcomint.com
di Uri Avnery
domenica 5 maggio 2002
Rapporto Unicef 2002 sull'infanzia del mondo
The Global Child - L'infanzia nel mondo
Nel mondo ci sono 2,1 miliardi di bambini, che rappresentano circa il 35% della popolazione mondiale. Ogni anno nascono circa quasi 129 milioni di bambini.
Globalmente, 1 bambino su 4 vive in estrema povertà - in famiglie che hanno un reddito inferiore ad un dollaro al giorno. Nei paesi in via di sviluppo, 1 bambino su 3 vive in estrema povertà.
Un bambino su 12 muore prima di aver compiuto 5 anni, in gran parte per cause prevenibili.
Se il totale dei bambini nati al vertice mondiale del 1990 venisse considerato pari a 100, come sarebbero suddivisi? E quali esperienze avrebbero vissuto negli ultimi dieci anni?
Su 100 bambini nel mondo:
- 55 sarebbero nati in Asia (19 in India, 18 in Cina);
- 8 in America Latina / Caraibi
- 16 nell'Africa Subsahariana
- 7 in Medio Oriente e Nord Africa
- 6 nell'Europa orientale e nell'ex Unione Sovietica
- 8 nei paesi industrializzati (Europa Occidentale, Stati Uniti, Canada, Israele, Giappone, Australia, Nuova Zelanda)
registrazione dei bambini:
- la nascita di 33 bambini non viene registrata: di conseguenza essi non esistono ufficialmente, non hanno alcuna nazionalità.
Vaccinazioni:
- 27 bambini non hanno ricevuto alcuna vaccinazione contro le malattie
Malnutrizione:
- 32 bambini hanno sofferto di malnutrizione prima dei 5 anni
- solo 44 bambini sono stati allattati esclusivamente al seno nei primi tre mesi di vita
Acqua e impianti igienici:
- 18 bambini non hanno accesso all'acqua potabile
- 39 vivono in aree prive di impianti igienici adeguati
Istruzione:
- 18 bambini non frequentano la scuola e, di questi, 11 sono bambine
- 25 bambini su 100 che iniziano a frequentare il primo anno delle elementari, non proseguono fino al quinto anno.
Alfabetizzazione:
- 17 bambini su 100 non sanno scrivere, né leggere, 11 sono bambine.
Lavoro minorile:
1 bambino (tra i 5 e i 14 anni) su 4 dei paesi in via di sviluppo lavora:
- la metà dei bambini che lavora lo fa a tempo pieno
- 8 bambini sui 21 nati in Africa lavorano
- 12 bambini sui 55 nati in Asia lavorano
- 1 bambino sugli 8 nati in America Latina lavora
Speranza di vita:
- Nel mondo, oggi, i bambini hanno una speranza di vita di 64 anni
- Nei paesi industrializzati la speranza di vita per i bambini è di 78 anni
- Nei 45 paesi maggiormente colpiti da HIV-AIDS, la speranza di vita media è di 58 anni;
- In Botswana, Malawi, Mozambico, Ruanda, Zambia e Zimbabwe- i paesi più colpiti dall'HIV/AIDS - per i bambini la speranza di vita è di meno di 43 anni.
tratto da www.unicef.it
lunedì 15 aprile 2002
Se questo è un uomo, di Primo Levi
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d' inverno
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca .
I vostri nati torcano il viso da voi.
Primo Levi
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