domenica 26 maggio 2002

Squadre della morte in Congo compiono stragi


Squadre della morte di ribelli congolesi e ruandesi decapitano i civili e gettano i corpi nei fiumi dopo un ammutinamento

Oltre 200 persone sarebbero state uccise a Kisangani, la città del Congo settentrionale occupata dai ribelli del raggruppamento congolese per la democrazia (Rcd), da squadre della morte. Lo riferisce la Bbc online. Il massacro segue di alcuni giorni un ammutinamento, soffocato poi dalle truppe, di un centinaio di rivoltosi che si erano impadroniti del palazzo della radio. Le autorità cittadine dell'Rcd minimizzano e sostengono che il numero dei morti
è molto inferiore.

Alcuni operatori umanitari hanno dichiarato, senza fornire le generalità, che almeno 150 corpi decapitati sono stati gettati nei due fiumi cittadini, mentre abitanti di uno dei più poveri sobborghi, Mangobo, hanno descritto l'incursione di una squadra di ribelli congolesi e di ruandesi che, in preda all'alcool, hanno sparato a casaccio dentro le case uccidendo 40 persone innocenti.

Fosse Comuni - Impiegati dell'aeroporto sostengono che altri cadaveri possono essere trovati in fosse comuni sotto la pista dello scalo. Ieri, ancora una volta, il Ruanda ha negato di avere soldati a Kisangani, ribadendo che le proprie truppe si sono ritirate dalla città nel giugno 2000. Tutti gli esponenti di organizzazioni internazionali - che hanno denunciato la violazione dei diritti umani al Consiglio di sicurezza dell'Onu - hanno lasciato gli alloggi cercando un nascondiglio altrove, per evitare eventuali rappresaglie.

tratto da www.corriere.it

venerdì 24 maggio 2002

India-Pakistan, nuovamente alta tensione. Rischio atomica


LONDRA - L'esercito britannico si prepara ad affrontare le conseguenze di una guerra nucleare nel subcontinente indiano, giudicata una «possibilità concreta». Il premier Tony Blair ha comunicato al governo che la situazione è«disperatamente seria», mentre fonti dell'intelligence del Regno Unito fanno sapere che India e Pakistan, entrambepotenze nucleari, sono bloccate in un sentiero che rischia di portare al primo conflitto nucleare della storia. Il governo inglese considera l'allarme peggiore della crisi missilistica cubana, tanto che l'esercito ha ricevuto l'ordine di iniziare apianificare un'evacuazione di emergenza dei britannici dall'India e dal Pakistan.

ULT
IMATUM - Fonti del dipartimento di Stato Usa fanno sapere che il primo ministro indiano Atal Behari Vajpayeeaspetterà due settimane prima di attaccare il Pakistan. Per scongiurare la crisi Islamabad dovrà bloccare le infiltrazioni di militanti islamici nel Kashmir indiano e fermare il terrorismo nella regione. Musharraf, spiega la Cnn, dovrà convincere l'Isi (i servizi segreti pachistani) a muoversi in tal senso.

ESPERTI - Al momento sono al vaglio di esperti militari opzioni conseguenze di una guerra nucleare. Nelle ultime 24 ore Tony Blair ha telefonato al presidente Usa George W. Bush e al leader russo Vladimir Putin, invitandoli ad esercitare pressioni sui due paesi asiatici. Il segretario di stato americano Colin Powell ha chiamato per ben due volte il presidente del Pakistan Pervez Musharraf. Timore dell'intelligence britanica è che nessuno dei due leader asiatici usi la ragione: si tratta di paesi «neofiti» dello strumento nucleare, a cui manca pertanto il principio di deterrenza della Guerra Fredda. In particolare, teme l'intelligence britannica, il Pakistan potrebbe ricorrere all'arma atomica se sconfitto dall'India durante un attacco convenzionale.

«PUNTO CRITICO» - Le tensioni tra India e Pakistan sull’annoso problema del Kashmir hanno creato una situazione estremamente pericolosa e gli Stati Uniti cercheranno di calmare le parti. «E’ una situazione molto pericolosa», ha detto Colin Powell passeggiando nei pressi della cattedrale ortodossa del Cremlino a Mosca dove si trova insieme al Presidente George W. Bush. «Spero che i due Paesi realizzino di trovarsi ad un punto davvero critico e speriamo di farli tornare indietro». Powell ha detto di aver parlato con il Presidente pachistano Pervez Musharraf ed avrà un colloquio anche con il ministro degli Esteri indiano Jaswant Singh. Gli Usa hanno adottato una posizione di maggiorcollaborazione militare con l’India dopo aver duramente criticato il flusso di militanti islamici diretti dal Pakistan in Kashmir. Usa e India si sono accordati per accelerare la loro collaborazione nel campo della difesa ed hanno in programma esercitazioni militari congiunte, secondo un comunicato diffuso dal Pentagono.

MILIONI DI MORTI - Il Dipartimento di stato ha detto di comprendere le frustrazioni dell’India di fronte ai nuovi attacchi terroristici. Tuttavia, «ogni azione militare, invece che risolvere la situazione, creerebbe nuovi problemi», ha detto il portavoce del Dipartimento Philip Reeker. Dal canto suo, il ministro della Difesa Donald Rumsfeld ha affermato che i due Paesi nucleari dell’Asia meridionale potrebbero entrare in guerra se la situazione andasse fuori controllo. «Milioni di persone potrebbero morire nel caso i due Paesi decidessero di usare le loro armi nucleari», ha dettoRumsfeld parlando nel corso di un programma della Cnn.

tratto da www.corriere.it

mercoledì 22 maggio 2002

Pena di morte in Giappone, una realtà nascosta


L’ordinamento giapponese prevede la pena di morte. Nel paese, ci sono 7 prigioni attrezzate con un patibolo per l’impiccagione. Dal 1993, sono stati giustiziati 41 condannati a morte. Alla fine del 2001, nei bracci della morte del Giappone si trovavano almeno 110 condannati, di cui circa 50 con sentenza definitiva. A loro non è consentito avere contatti al di fuori dei congiunti, né con amici né con giornalisti. Anzi, capita che persino i colloqui o la corrispondenza con i congiunti vengano proibiti. La maggior parte dei condannati a morte vive in celle d’isolamento, controllate attraverso le telecamere 24 ore su 24. L’esecuzione viene comunicata al condannato soltanto il giorno stesso, mentre i congiunti ne vengono a conoscenza a fatto già compiuto. In Giappone, sia l’esistenza dei condannati a morte sia le esecuzioni sono fenomeni totalmente isolati dalla società.Quella di cui ora leggerete è una realtà poco conosciuta anche nello stesso Giappone, tranne che dalla gente particolarmente interessata alla questione.

Per saperne di più >> www.amnesty.it/primopiano/cartellino_rosso.php3

tratto da www.amnesty.it

martedì 14 maggio 2002

La Russia entra nella NATO


Oggi in Islanda un passo storico, l'abbraccio dell'Alleanza Atlantica a Mosca, all'ex nemico. Un successo della diplomazia al quale hanno lavorato molto soprattutto l'Italia e la Gran Bretagna. La firma ufficiale sarà infatti apposta il 28 maggio, in Italia, a Pratica di Mare, vicino Roma. La riunione di Rejkiavik avviene all'indomani dell'annuncio a sorpresa di Bush e Putin: Stati Uniti e Russia ridurranno di due terzi il loro arsenale atomico. Tre pagine scarne che permetteranno, come ha detto con enfasi il presidente americano, di lasciare alle spalle la guerra fredda. Il trattato verrà firmato a Mosca il 24 maggio e prevede la riduzione delle testate dalle 7mila attuali a 1.700- 2.200 in dieci anni. Ma l'america non distruggerà tutte le testate, le immagazzinerà. E non eliminerà tutti i vettori. In caso di crisi, insomma, le testate potrebbero essere in fretta rimontate sui missili. Ma la guerra è profondamente cambiata, anche prima dell'11 settembre, e l'atomica non ha il valore deterrente che aveva 50 anni fa. E' vero che il trattato segna comunque un'epoca, perché apre anche alla Russia la partecipazione allo scudo spaziale americano. Il Pentagono sta lavorando a una nuova atomica che potrà penetrare nelle viscere della terra per colpire target sotterranei, come i bunker di Bin Laden.

tratto da
 www.tg5.it

venerdì 10 maggio 2002

L'Italia sostiene il Giappone nella caccia alle balene?


Mancano solo due settimane alla Conferenza della Commissione Baleniera Internazionale, che si terra' dal 20 al 25 maggio a Shimonoseki, porto baleniero giapponese e l'Italia non ha ancora reso nota la sua posizione. "In questi giorni il ministro Alemanno e' in visita ufficiale in Giappone, dove incontrera' i ministri dell'agricoltura, degli esteri e dell'economia. E' l'occasione per chiarire qual e' la posizione del nostro Paese sulla caccia alle balene ha detto Domitilla Senni, direttore generale di Greenpeace ci aspettiamo una ferma condanna della politica nipponica di acquisto dei voti dei paesi in via di sviluppo". Negli ultimi 10 anni il governo giapponese ha investito piu' di 300 milioni di dollari per promuovere la ripresa della caccia commerciale delle balene. Utilizzando i fondi destinati all'aiuto allo sviluppo nel settore della pesca , il Giappone ha "comprato" il voto di numerosi paesi in via di sviluppo con l'intento di costituire all'interno dell'IWC una nuova maggioranza necessaria per abrogare la moratoria sulla caccia alle balene. Moratoria che, dal 1987, era stata votata dalla Commissione Baleniera Internazionale . Solo nel 2001 il Giappone ha speso qualcosa come 47 milioni di dollari, 41 milioni di euro, per convincere alcuni paesi a votare a favore della ripresa della caccia. Greenpeace si aspetta dal ministro Alemanno, con il quale ha da tempo chiesto un incontro, una condanna della "politica di consolidamento del voto" come definita dallo stesso governo giapponese."Alemanno va in Giappone per promuovere l'esportazione dell'agroalimentare italiano verso il paese del Sol Levante, un settore che e' in continua crescita- continua Senni speriamo che per esportare un po' di grana padano non si accordi per scambiare il proprio voto passando nello schieramento del Giappone all'interno della Commissione Baleniera". Il ministro Gianni Alemanno sara' in Giappone fino al 9 maggio ed incontrera', tra gli altri, il ministro dell'Agricoltura, Tsutomu Takebe, il ministro degli Esteri, Yoriko Kawaguchi, e il ministro dell'Economia, Commercio e Industria, Takeo Hiranuma.

tratto da www.greenpeace.it

martedì 7 maggio 2002

Fiume Lambro, scandalo a cielo aperto

Milano, città europea che scarica la sua fogna a cielo aperto. La legge, del 1976, impone a tutte le città italiane il depuratore. Siamo nel '98 e una città come Milano il depuratore non ce l'ha. Eppure i milanesi pagano da anni nella bolletta il costo per depurare l'acqua, per la precisione in un condominio la depurazione che non c'è costa 697.000 ogni 4 mesi. La fogna di Milano finisce nel Lambro e da li' nel Po. A Ferrara che bevono l'acqua del Po hanno la bolletta dell'acqua più cara d'Italia perché ripulirla è costosissimo. In altre parole, in 22 anni non sono riusciti a mettersi d'accordo su chi dovesse prendersi l'appalto.
12 novembre 1998Milano città senza depuratore da 20 anni. Il trattamento delle acque prelevate dai 600 pozzi della falda di Milano, che avviene solo dal 1994, nonostante sia stata accertata la presenza di inquinati pericolosi dovuti agli scarichi industriali della zona nord di Milano, fin dagli anni 60, quindi lo scarico delle acque reflue nel fiume Lambro, che affluisce nel Po, senza depuratore.


tratto da www.report.rai.it

lunedì 6 maggio 2002

Cosa è successo a Jenin?


C'e' una sola cosa su cui tutti quelli che sono stati a Jenin, giornalisti stranieri e soldati israeliani, rappresentanti ONU e media israeliani, organizzazioni umanitarie e propagandisti di governo, sono d'accordo: l'odore orribile dei corpi in decomposizione in ogni angolo del campo.

A parte questo, non c'e' accordo su nulla. I palestinesi parlano di un massacro secondo solo a Sabra e Shatila. L'esercito israeliano parla di duri combattimenti, in cui "i soldati piu' umani del mondo" non hanno ucciso intenzionalmente un solo civile. I palestinesi parlano di centinaia di morti, mentre il Ministro della difesa asserisce categoricamente che i morti sono stati esattamente 43.

Qual'e' la verita? La risposta, pura e semplice e': nessuno lo sa. Nessuno puo' saperlo.

La verita' e' sepolta sotto i detriti e puzza atrocemente.

Ma vi sono alcuni fatti incontestabili. Sono sufficienti per trarne delle conclusioni.

Primo: Durante due settimane di combattimenti, l'esercito israeliano non ha permesso a nessun giornalista, israeliano o straniero, l'ingresso al campo. Anche dopo la fine dei combattimenti, nessun giornalista ha avuto il permesso di entrare. Il pretesto e' stato che la vita dei giornalisti avrebbe potuto essere in pericolo. Ma nessun giornalista aveva chiesto all'esercito di essere salvato. Tutti sono pronti a rischiare la vita, come effettivamente fanno in ogni guerra. Il semplice buon senso ci suggerisce che, se si nega l'ingresso alla stampa, c'e' qualcosa da nascondere.

Secondo: Durante i combattimenti e dopo, e' stato impedito l'ingresso ad ambulanze e personale di soccorso. Coloro che riuscivano ad avvicinarsi venivano colpiti. Il risultato di cio' e' stato che molti dei feriti, anche feriti leggeri, sono morti dissanguati nelle strade. Questo e' un crimine di guerra, un "manifesto ordine illegale", su cui "sventola la bandiera dell'illegalita'". Secondo tutte le leggi e le convenzioni internazionali, dunque anche quelle israeliane, i soldati possono rifiutarsi di obbedire a tali ordini. Non fa differenza se il ferito e' un civile o un combattente, una persona o cento. Questo e' un metodo di guerra disumano.
Alcuni giornalisti hanno cercato di giustificare questo atroce comportamento, asserendo di aver visto "con i propri occhi" ambulanze palestinesi che trasportavano armi. Io vi dico che se anche fosse vero un singolo episodio del genere, questo metodo non sarebbe giustificabile in nessuna circostanza. (Finora, vi e' solo una prova di tali episodi: questa settimana, alcuni giornalisti israeliani hanno fieramente riportato che soldati israeliani nascosti in un'ambulanza sono riusciti ad entrare in una casa dove si nascondeva un "ricercato").

Terzo: Anche dopo la fine dei combattimenti, e fino ad adesso, nessuna squadra di soccorso ha avuto il permesso di scavare e rimuovere corpi e macerie e neanche di salvare le persone vive sotto i detriti.
Ancora una volta il pretesto e' stato che i corpi potrebbero essere minati. Cosa c'entra? Non mi risulta che nessuna squadra di soccorso abbia rinunciato a prestare il proprio nobile aiuto a causa di queste parole, e allora perche' l'esercito lo impedisce categoricamente?

Quarto: Durante tutti i giorni del combattimento, non e' stato permesso ad alcuno di entrare nel campo per portarvi cibo, acqua e medicamenti. Io stesso ho preso parte ad un'imponente marcia di pacifisti israeliani che accompagnavano un convoglio di camion per rifornire il campo. Ai camion fu permesso il passaggio dal checkpoint a cui noi fummo fermati, ma dopo fu chiaro che erano giunti a destinazione ... in un campo dell'esercito.

Cosa indica tutto cio'? Una persona obiettiva arriva ad un'unica conclusione, e cioe' che l'esercito ha tentato con ogni mezzo di impedire l'ingresso al campo a qualsiasi testimone oculare. L'esercito sapeva che questo avrebbe favorito la circolazione di voci su un terribile massacro, ma ha preferito cio' alla vera verita'.

Qual'e' la punta massima di cinismo? E' bloccare il libero accesso ad un luogo e poi affermare che nessuno ha il diritto di dire cosa e' avvenuto in quel luogo finche' non l'ha visto con i suoi occhi.

L'evidenza piu' schiacciante su cio' che e' avvenuto e' il fatto che, subito dopo la fine dei combattimenti, ministri del governo e ufficiali di alto grado hanno cominciato a discutere tra di essi il modo in cui affrontare la reazione in Israele ed all'estero una volta che si fosse venuti a conoscenza dei fatti. Non sono state discussioni segrete: tutto e' avvenuto in pubblico, sui media. Tutti abbiamo ascoltato.

Le decisioni prese sono state estremamente efficaci in Israele, ed estremamente inefficaci all'estero. Quando la notizia e' arrivata, io ero casualmente in Inghilterra. Un importante giornale, il Times, portava in tutta pagina il titolo "All'interno del Campo della Morte" con una gigantografia di Jenin ed un articolo di un importante corrispondente di guerra, il quale scrisse che, in tutte le guerre da cui aveva fatto corrispondenza, dalla Cecenia al Kossovo, mai aveva assistito ad una scena come quella vista a Jenin. In quasi tutti i paesi europei, la reazione e' stata simile.

In Israele, invece, la macchina propagandistica del governo, in cui si sono integrati ormai tutti i media, ha fatto il possibile per preparare il pubblico in anticipo. Si era cominciato col dire che i palestinesi si stavano preparando a diffondere una terribile bugia, che erano gia' pronti a gettare corpi morti (presi da dove?) per le strade. Si e' arrivati persino a dire che gli stessi palestinesi hanno fatto saltare in aria le case con dentro le proprie famiglie per creare una propaganda contro Israele.

Dal canto suo, l'esercito ha "ripulito" parte del campo, trasportando corpi e rovine chissa' dove, ed e' esattamente questo il luogo in cui sono stati accompagnati giornalisti compiacenti ed innocenti visitatori stranieri. In questo stesso luogo, incontrano ufficiali che, in maniera molto umana, assicurano tutti che non c'e' stato alcun massacro. Dopotutto, solo una parte del campo e' stata distrutta, tanti e tanti metri quadri, un nonnulla davvero. Tutto cio' riporta alla mente i metodi di alcuni regimi.

Il risultato e' che si e' nuovamente creata una frattura tra gli israeliani e il resto del mondo. In tutto il mondo molti restano inorriditi dal fatto che gli ebrei, tra tutti gli altri popoli, siano capaci di fare cose simili. E gli ebrei riescono, in tutto cio', a trarre l'unica conclusione che tutti i Goyim sono anti-semiti.

Io spero solo che ci sia una inchiesta internazionale seria e che la verita', qualunque essa sia, venga fuori. Ma se anche venisse confermata solo in parte l'atrocita' su cui vi sono fondati sospetti, la domanda che si pone e' la seguente: quale era l'intenzione? Perche' governo e militari si sono accaniti in questo modo contro il campo di Jenin?

La sola risposta accettabile e' la seguente: a Jenin i palestinesi erano determinati a resistere e combattere. Lo stupro di Jenin aveva l'unico scopo di inviare un messaggio ai palestinesi: questa e' la fine che faranno tutti coloro che osano resistere all'IDF. Inoltre, un massacro come questo puo' avere l'effetto di esodo di massa che ebbe, nel 1948, il massacro di Deir Yassin.

Solo uno sciocco potrebbe credere che questo mettera' fine alla resistenza contro l'occupazione.

 tratto da www.arabcomint.com 
di Uri Avnery

domenica 5 maggio 2002

Rapporto Unicef 2002 sull'infanzia del mondo


The Global Child - L'infanzia nel mondo

Nel mondo ci sono 2,1 miliardi di bambini, che rappresentano circa il 35% della popolazione mondiale. Ogni anno nascono circa quasi 129 milioni di bambini.

Globalmente, 1 bambino su 4 vive in estrema povertà - in famiglie che hanno un reddito inferiore ad un dollaro al giorno. Nei paesi in via di sviluppo, 1 bambino su 3 vive in estrema povertà.

Un bambino su 12 muore prima di aver compiuto 5 anni, in gran parte per cause prevenibili.

Se il totale dei bambini nati al vertice mondiale del 1990 venisse considerato pari a 100, come sarebbero suddivisi? E quali esperienze avrebbero vissuto negli ultimi dieci anni?

Su 100 bambini nel mondo:
- 55 sarebbero nati in Asia (19 in India, 18 in Cina);
- 8 in America Latina / Caraibi
- 16 nell'Africa Subsahariana
- 7 in Medio Oriente e Nord Africa
- 6 nell'Europa orientale e nell'ex Unione Sovietica
- 8 nei paesi industrializzati (Europa Occidentale, Stati Uniti, Canada, Israele, Giappone, Australia, Nuova Zelanda)

registrazione dei bambini:
- la nascita di 33 bambini non viene registrata: di conseguenza essi non esistono ufficialmente, non hanno alcuna nazionalità.

Vaccinazioni:
- 27 bambini non hanno ricevuto alcuna vaccinazione contro le malattie

Malnutrizione:
- 32 bambini hanno sofferto di malnutrizione prima dei 5 anni
- solo 44 bambini sono stati allattati esclusivamente al seno nei primi tre mesi di vita

Acqua e impianti igienici:
- 18 bambini non hanno accesso all'acqua potabile
- 39 vivono in aree prive di impianti igienici adeguati

Istruzione:
- 18 bambini non frequentano la scuola e, di questi, 11 sono bambine
- 25 bambini su 100 che iniziano a frequentare il primo anno delle elementari, non proseguono fino al quinto anno.

Alfabetizzazione:
- 17 bambini su 100 non sanno scrivere, né leggere, 11 sono bambine.

Lavoro minorile:
1 bambino (tra i 5 e i 14 anni) su 4 dei paesi in via di sviluppo lavora:

- la metà dei bambini che lavora lo fa a tempo pieno
- 8 bambini sui 21 nati in Africa lavorano
- 12 bambini sui 55 nati in Asia lavorano
- 1 bambino sugli 8 nati in America Latina lavora

Speranza di vita:
- Nel mondo, oggi, i bambini hanno una speranza di vita di 64 anni
- Nei paesi industrializzati la speranza di vita per i bambini è di 78 anni
- Nei 45 paesi maggiormente colpiti da HIV-AIDS, la speranza di vita media è di 58 anni;
- In Botswana, Malawi, Mozambico, Ruanda, Zambia e Zimbabwe- i paesi più colpiti dall'HIV/AIDS - per i bambini la speranza di vita è di meno di 43 anni.

tratto da www.unicef.it