lunedì 16 dicembre 2002

WWF: Condono edilizio, una vergogna italiana


Maurizio Santoloci, vicepresidente del WWF Italia, ha dichiarato: “Dopo il crollo di San Giuliano l’avevamo chiesto: mai più condoni nel Paese del dissesto idrogeologico e dei terremoti. Passata l’emozione, il condono viene riproposto. Una vergognosa ipocrisia, che mette davvero a rischio tutto e tutti, e che dura da mezzo secolo. Se passasse il nuovo emendamento sul condono, potremo dire che in Italia si è reso possibile chiedere la domanda di concessione in sanatoria per tutti gli abusi realizzati dal dopoguerra sino al 2001".

La legge 47/85 (del Governo Craxi) ha stabilito il condono per tutti gli abusi realizzati sino al 31 ottobre ’83, la legge finanziaria ’95 (primo governo Berlusconi) ha creato la possibilità di sanatoria per gli abusi realizzati tra il primo novembre ’83 ed il 31 dicembre ’93, e se passasse un nuovo condono questo riguarderebbe gli abusi dal primo gennaio ’94 sino - probabilmente - al 31 dicembre 2001. Oltre mezzo secolo di abusivismo edilizio condonato. In pratica dal dopoguerra ad oggi tutti gli abusi sono sanabili. Un fatto clamoroso, che non ha eguali al mondo, indecente sia sotto il profilo dell’etica e del diritto per non dire degli enormi problemi ambientali, paesaggistici ed urbanistici.

Tranne infatti che per le aree demaniali per le quali esiste un’incondonabilità assoluta (le costruzioni sul demanio appartengono al demanio stesso) per tutte le altre aree (anche vincolate) la legge ha consentito di richiedere il condono, rimettendo in via preventiva al soggetto sottoposto alla tutela dei vincoli un parere preventivo. Una procedura questa solo apparentemente di garanzia poiché per quel che riguarda i vincoli paesaggistici, i più delicati in relazione all’abusivismo edilizio, il meccanismo della delaga consentito dalla legge ha fatto sì che nella stragrande maggioranza dei casi siano gli stessi Comuni che rilasciano i condoni ad esprimere il parere sui vincoli: un inaccettabile esempio di commistione tra controllore e controllato.

Gli introiti avuti con il pagamento dei cosiddetti oneri concessori sono stati di gran lunga inferiori ai costi sostenuti per aree che, una volta condonate, avevano tutti i diritti alle opere di urbanizzazione ed ai servizi. Inoltre l’esperienza dei condoni precedenti ha dimostrato che i Comuni non sono neppure in grado di verificare se non sul piano meramente formale le domande presentate: pochissimi sono stati infatti i sopralluoghi ed i riscontri oggettivi che hanno consentito di valutare la veridicità di quanto dichiarato dalle domande o che hanno consentito di valutare l’incidenza rispetto ai vincoli.

Esistono decine di migliaia di domande del condono dell’85 ancora inevase. Di fronte allo scempio e al rischio per un bene collettivo, l’ambiente e il paesaggio, ma anche per la sicurezza di milioni di cittadini che si sono comportati correttamente, alla maggioranza e al Governo chiediamo un atteggiamento chiaro e non pilatesco: nessun condono nel paese dei disastri annunciati”.

L'abusivismo non è più - se mai lo è stato - "di necessità": negli ultimi 10-15 anni si è assistito soprattutto ad un "abusivismo di seconde case", in aree demaniali e di pregio ambientale. Oggi dalle 15 tutte le associazioni ambientaliste hanno organizzato un presidio di fronte al Senato per protestare contro il progetto di un nuovo condono.


articolo tratto da www.wwf.it

mercoledì 11 dicembre 2002

Rapporto UNICEF 2003 sulla condizione dell'infanzia nel mondo


Presentato oggi a Roma, alla Sala dell’Associazione Stampa estera, il Rapporto UNICEF 2003 su “La Condizione dell’Infanzia nel Mondo – La partecipazione dei bambini”. Introducendo il rapporto il Presidente dell’UNICEF-Italia, Giovanni Micali, ha sottolineato che “la partecipazione dei ragazzi è fondamentale, senza il loro convinto coinvolgimento e impegno nessun progetto per l’infanzia e l’adolescenza può sperare di funzionare, di essere efficace. Nonostante siano stati fatti dei passi avanti, il mondo non ha finora fatto granché per i suoi figli: proviamo allora ad ascoltarli, innanzitutto”. Infatti quest’anno il Rapporto UNICEF verte sul tema della partecipazione diretta dei bambini e degli adolescenti alla costruzione di un mondo che tuteli pienamente i loro diritti, sanciti dalla Convenzione ONU del 1989 e dai suoi più recenti Protocolli opzionali. E prima di dare la parola ai rappresentanti delle Autorità nazionali e locali, Micali ha quindi dato “la parola ai ragazzi”. Alla presentazione, che si teneva in contemporanea al lancio internazionale a Città del Messico e a Bruxelles, sono intervenuti infatti numerosi bambini e adolescenti, che tramite il loro portavoce, Mattia Zaccaro, hanno riferito sui risultati del recente “Forum nazionale dei ragazzi”, svoltosi a Pescia in parallelo alla Conferenza nazionale sull’Infanzia e l’adolescenza. Durante la conferenza stampa sono stati presentati anche i vincitori dell’edizione 2002 del “Premio UNICEF dalla parte dei bambini”, la congolese Maguy Makusudi, e il colombiano Floro Alberto Tunubalà Paja.

Alcuni dati tratti dal rapporto UNICEF 2003 "La condizione dell'infanzia nel mondo"

- Ai bambini non registrati alla nascita viene negata un’identità, un nome e una nazionalità; nel 2000, oltre 50 milioni di neonati non sono stati registrati, cioè il 41% delle nascite nel mondo. Tra le aree con meno registrazioni, segnaliamo: l’Africa Subsahariana, dove il 71% dei bambini non viene registrato, seguito dall’Asia Meridionale, con il 56%.
- 11 milioni di bambini sotto i 5 anni muoiono ogni anno a causa di malattie che possono essere facilmente prevenute con i vaccini.
- Circa 120 milioni di bambini in età scolare non vanno a scuola, di cui il 53% femmine; in Africa Sub- sahariana e in Asia meridionale oltre 50 milioni di bambine in età scolare non hanno accesso all’istruzione.
- Quasi ogni paese ha una popolazione di adolescenti che lotta per sopravvivere nelle strade delle grandi città: i dati più recenti stimano che il numero di questi giovani si aggiri intorno ai 100 milioni.
- Vaccinazioni: nel 2001, tra i paesi con più alte percentuali di bambini di un anno che hanno completato la vaccinazione contro DPT (difterite, pertosse e tetano) troviamo: Cuba (99%), Vitnam(98%), Brasile (97%), Federazione Russa (96%), USA (94%); in fondo alla lista, troviamo: Repubblica Centroafricana (23%), Nigeria (26%), Ciad (27%), Niger (31%).
- Povertà: è la principale causa dei 150 milioni di bambini sottopeso nei paesi in via di sviluppo, che aumenta il rischio di morte e compromette lo sviluppo fisico e mentale.
- Dal 1990, oltre 2 milioni di bambini sono stati uccisi e 6 milioni sono stati gravemente feriti nelle guerre. Si stima che 300.000 minori, di cui 120.000 solo in Africa, siano stati arruolati con la forza in corpi militari, per diventare soldati, facchini, messaggeri, cuochi e schiavi sessuali.
- AIDS: 6.000 giovani al giorno contraggono il virus dell’HIV/AIDS. 14 milioni di bambini sotto i 15 anni hanno perduto uno o entrambi i genitori a causa dell’AIDS. La preoccupazione è particolarmente forte per i 10 paesi dell’Africa subsahariana in cui oltre il 15% dei bambini con meno di 15 anni sono orfani: Botswana, Burundi, Lesotho, Malawi, Mozambico, Repubblica Centroafricana, Ruanda, Swaziland, Zambia e Zibabwe. Si prevede che il numero degli orfani sia destinato a salire e che entro il 2010 in Botswana, Lesoto, Swaziland e Zimbabwe più del 20% dei bambini con meno di 15 anni saranno orfani.
In alcuni paesi, oltre il 50% degli orfani tra 0 e 14 anni hanno perso uno o entrambi i genitori a causa dell’AIDS: Zimbabwe (77% di orfani a causa dell’AIDS), Botswana (71%), Zambia (65%), Swaziland (59%), Kenya (54%), Lesoto (54%), Uganda (51%).
- Lavoro minorile e sfruttamento: 211 milioni di minori lavorano; 180 milioni di bambini tra i 5 e i 17 anni sono coinvolti nelle peggiori forme di lavoro minorile, un bambino su otto nel mondo.
- Tasso di mortalità infantile sotto i 5 anni: i paesi con i più alti tassi di mortalità infantile sono: Sierra Leone (316 morti su mille nati), Niger (265 su mille), Angola (260), Afghanistan (257), Liberia (235), Mali (231), Somalia (225), Guinea-Bissau (211), Congo (Rep.Dem.) (205), Zambia (202), Ciad (200), Burkina Faso (197), Mozambico (197), Burundi (190).
- Tratta dei minori: è un business da un miliardo di dollari l’anno, e si stima che ogni anno coinvolga 1.200.000 bambini e adolescenti. Nell’Africa subsahariana sta raggiungendo proporzioni preoccupanti il traffico dei minori destinati a essere sfruttati in lavori agricoli e domestici. La tratta delle bambine avviate alla prostituzione nel Sudest asiatico è un problema di enormi dimensioni; il traffico è spesso gestito da autorità di polizia, parenti e tutori, e tutti si dividono i profitti.
Si è registrato un notevole incremento nel numero delle ragazzine provenienti dalla Moldavia, dalla Romania e dall’Ucraina trasferite clandestinamente in Europa occidentale da bande criminali con base in Albania, in Bosnia-Erzegovina, in Kosovo e ex-Jugoslavia.

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