lunedì 6 maggio 2002

Cosa è successo a Jenin?


C'e' una sola cosa su cui tutti quelli che sono stati a Jenin, giornalisti stranieri e soldati israeliani, rappresentanti ONU e media israeliani, organizzazioni umanitarie e propagandisti di governo, sono d'accordo: l'odore orribile dei corpi in decomposizione in ogni angolo del campo.

A parte questo, non c'e' accordo su nulla. I palestinesi parlano di un massacro secondo solo a Sabra e Shatila. L'esercito israeliano parla di duri combattimenti, in cui "i soldati piu' umani del mondo" non hanno ucciso intenzionalmente un solo civile. I palestinesi parlano di centinaia di morti, mentre il Ministro della difesa asserisce categoricamente che i morti sono stati esattamente 43.

Qual'e' la verita? La risposta, pura e semplice e': nessuno lo sa. Nessuno puo' saperlo.

La verita' e' sepolta sotto i detriti e puzza atrocemente.

Ma vi sono alcuni fatti incontestabili. Sono sufficienti per trarne delle conclusioni.

Primo: Durante due settimane di combattimenti, l'esercito israeliano non ha permesso a nessun giornalista, israeliano o straniero, l'ingresso al campo. Anche dopo la fine dei combattimenti, nessun giornalista ha avuto il permesso di entrare. Il pretesto e' stato che la vita dei giornalisti avrebbe potuto essere in pericolo. Ma nessun giornalista aveva chiesto all'esercito di essere salvato. Tutti sono pronti a rischiare la vita, come effettivamente fanno in ogni guerra. Il semplice buon senso ci suggerisce che, se si nega l'ingresso alla stampa, c'e' qualcosa da nascondere.

Secondo: Durante i combattimenti e dopo, e' stato impedito l'ingresso ad ambulanze e personale di soccorso. Coloro che riuscivano ad avvicinarsi venivano colpiti. Il risultato di cio' e' stato che molti dei feriti, anche feriti leggeri, sono morti dissanguati nelle strade. Questo e' un crimine di guerra, un "manifesto ordine illegale", su cui "sventola la bandiera dell'illegalita'". Secondo tutte le leggi e le convenzioni internazionali, dunque anche quelle israeliane, i soldati possono rifiutarsi di obbedire a tali ordini. Non fa differenza se il ferito e' un civile o un combattente, una persona o cento. Questo e' un metodo di guerra disumano.
Alcuni giornalisti hanno cercato di giustificare questo atroce comportamento, asserendo di aver visto "con i propri occhi" ambulanze palestinesi che trasportavano armi. Io vi dico che se anche fosse vero un singolo episodio del genere, questo metodo non sarebbe giustificabile in nessuna circostanza. (Finora, vi e' solo una prova di tali episodi: questa settimana, alcuni giornalisti israeliani hanno fieramente riportato che soldati israeliani nascosti in un'ambulanza sono riusciti ad entrare in una casa dove si nascondeva un "ricercato").

Terzo: Anche dopo la fine dei combattimenti, e fino ad adesso, nessuna squadra di soccorso ha avuto il permesso di scavare e rimuovere corpi e macerie e neanche di salvare le persone vive sotto i detriti.
Ancora una volta il pretesto e' stato che i corpi potrebbero essere minati. Cosa c'entra? Non mi risulta che nessuna squadra di soccorso abbia rinunciato a prestare il proprio nobile aiuto a causa di queste parole, e allora perche' l'esercito lo impedisce categoricamente?

Quarto: Durante tutti i giorni del combattimento, non e' stato permesso ad alcuno di entrare nel campo per portarvi cibo, acqua e medicamenti. Io stesso ho preso parte ad un'imponente marcia di pacifisti israeliani che accompagnavano un convoglio di camion per rifornire il campo. Ai camion fu permesso il passaggio dal checkpoint a cui noi fummo fermati, ma dopo fu chiaro che erano giunti a destinazione ... in un campo dell'esercito.

Cosa indica tutto cio'? Una persona obiettiva arriva ad un'unica conclusione, e cioe' che l'esercito ha tentato con ogni mezzo di impedire l'ingresso al campo a qualsiasi testimone oculare. L'esercito sapeva che questo avrebbe favorito la circolazione di voci su un terribile massacro, ma ha preferito cio' alla vera verita'.

Qual'e' la punta massima di cinismo? E' bloccare il libero accesso ad un luogo e poi affermare che nessuno ha il diritto di dire cosa e' avvenuto in quel luogo finche' non l'ha visto con i suoi occhi.

L'evidenza piu' schiacciante su cio' che e' avvenuto e' il fatto che, subito dopo la fine dei combattimenti, ministri del governo e ufficiali di alto grado hanno cominciato a discutere tra di essi il modo in cui affrontare la reazione in Israele ed all'estero una volta che si fosse venuti a conoscenza dei fatti. Non sono state discussioni segrete: tutto e' avvenuto in pubblico, sui media. Tutti abbiamo ascoltato.

Le decisioni prese sono state estremamente efficaci in Israele, ed estremamente inefficaci all'estero. Quando la notizia e' arrivata, io ero casualmente in Inghilterra. Un importante giornale, il Times, portava in tutta pagina il titolo "All'interno del Campo della Morte" con una gigantografia di Jenin ed un articolo di un importante corrispondente di guerra, il quale scrisse che, in tutte le guerre da cui aveva fatto corrispondenza, dalla Cecenia al Kossovo, mai aveva assistito ad una scena come quella vista a Jenin. In quasi tutti i paesi europei, la reazione e' stata simile.

In Israele, invece, la macchina propagandistica del governo, in cui si sono integrati ormai tutti i media, ha fatto il possibile per preparare il pubblico in anticipo. Si era cominciato col dire che i palestinesi si stavano preparando a diffondere una terribile bugia, che erano gia' pronti a gettare corpi morti (presi da dove?) per le strade. Si e' arrivati persino a dire che gli stessi palestinesi hanno fatto saltare in aria le case con dentro le proprie famiglie per creare una propaganda contro Israele.

Dal canto suo, l'esercito ha "ripulito" parte del campo, trasportando corpi e rovine chissa' dove, ed e' esattamente questo il luogo in cui sono stati accompagnati giornalisti compiacenti ed innocenti visitatori stranieri. In questo stesso luogo, incontrano ufficiali che, in maniera molto umana, assicurano tutti che non c'e' stato alcun massacro. Dopotutto, solo una parte del campo e' stata distrutta, tanti e tanti metri quadri, un nonnulla davvero. Tutto cio' riporta alla mente i metodi di alcuni regimi.

Il risultato e' che si e' nuovamente creata una frattura tra gli israeliani e il resto del mondo. In tutto il mondo molti restano inorriditi dal fatto che gli ebrei, tra tutti gli altri popoli, siano capaci di fare cose simili. E gli ebrei riescono, in tutto cio', a trarre l'unica conclusione che tutti i Goyim sono anti-semiti.

Io spero solo che ci sia una inchiesta internazionale seria e che la verita', qualunque essa sia, venga fuori. Ma se anche venisse confermata solo in parte l'atrocita' su cui vi sono fondati sospetti, la domanda che si pone e' la seguente: quale era l'intenzione? Perche' governo e militari si sono accaniti in questo modo contro il campo di Jenin?

La sola risposta accettabile e' la seguente: a Jenin i palestinesi erano determinati a resistere e combattere. Lo stupro di Jenin aveva l'unico scopo di inviare un messaggio ai palestinesi: questa e' la fine che faranno tutti coloro che osano resistere all'IDF. Inoltre, un massacro come questo puo' avere l'effetto di esodo di massa che ebbe, nel 1948, il massacro di Deir Yassin.

Solo uno sciocco potrebbe credere che questo mettera' fine alla resistenza contro l'occupazione.

 tratto da www.arabcomint.com 
di Uri Avnery

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