giovedì 13 marzo 2014

Unicef: in Sud Sudan tregua fallita. 900 mila sfollati

Ormai 900.000 persone – metà delle quali bambini – sono già state costrette a lasciare le proprie case. Gli sfollati all'interno del paese sono al momento 695.000,  mentre 190.000 si sono rifugiati negli Stati confinanti. «Stiamo lavorando per prevenire un disastro» afferma Ted Chaiban, Direttore per i programmi di emergenza dell'UNICEF. “I civili continuano ad abbandonare le proprie case per sfuggire a combattimenti e atrocità. Il sogno del Sud Sudan rischia di diventare un incubo per i suoi sfortunati bambini.» 

Le violenze si espandono a nord. Nonostante la firma di un cessate il fuoco alla fine di gennaio, i combattimenti tra esercito regolare e milizie dell'opposizione si sono intensificati nelle ultime settimane. In seguito ai durissimi scontri e ai massacri nelle chiese e negli ospedali consumatisi a febbraio nella città di Malakal, i combattimenti si sono estesi nello stato settentrionale dell’Upper Nile, dove si teme che siano almeno 30.000 i civili sfollati.

«Nel Sud Sudan sono già centinaia di migliaia le donne, i bambini e gli uomini che hanno accesso limitato ad acqua potabile, servizi igienici, cibo e rifugi» prosegue Ted Chaiban. «In simili condizioni, i bambini sono i soggetti più vulnerabili alle epidemie e all'insicurezza alimentare.»

Le continue violenze hanno distrutto i mezzi di sostentamento: il bestiame è andato disperso, le case sono state saccheggiate e i mercati distrutti. 3,7 milioni di abitanti sono a rischio di grave insicurezza alimentare e di contrarre malattie a carattere epidemico.

Ci sono diffuse segnalazioni di gravi violazioni dei diritti umani, con effetti particolarmente devastanti sull'infanzia. Negli ultimi due mesi, bambini e bambine sono stati uccisi, mutilati, abusati, resi orfani, reclutati in gruppi armati o sono rimasti senza casa.

«Gli operatori dell’UNICEF sono stati testimoni in prima persona delle conseguenze delle atrocità commesse» prosegue Chaiban. «Non ci sono scuse o giustificazioni per queste violenze. I bambini e i civili dovrebbero essere protetti, secondo quanto impone il diritto internazionale, ma le violenze non cessano e nemmeno le azioni criminali.»

«Il dialogo politico è l’unica soluzione possibile» conclude il responsabile UNICEF per le emergenze. «Con l'arrivo imminente della stagione delle piogge, la nostra è una corsa contro il tempo. I combattimenti devono cessare, la comunità internazionale deve rispondere in fretta al nostro appello umanitario per fare sì che l'UNICEF e le altre organizzazioni umanitarie possano raggiungere i bambini in difficoltà, predisponendo scorte e rafforzando i sistemi di assistenza umanitaria prima che arrivino le piogge.»

L’UNICEF approfitta di ogni momento di relativa calma per portare agli sfollati in differenti parti del paese scorte di acqua potabile e servizi per l'igiene.

L’UNICEF e le organizzazioni partner stanno seguendo i casi di bambini che sono rimasti separati dalle proprie famiglie, fornendo loro anche la necessaria assistenza psicologica. Fra le azioni in corso, c'è anche la predisposizione di scuole di emergenza nei centri dove si concentrano elevati numeri di famiglie sfollate, per garantire ai bambini la continuità dello studio e il recupero di una parvenza di normalità. Per finanziare l'intervento di emergenza per i bambini nel Sud Sudan per i primi 6 mesi dell'anno in corso, l'UNICEF ha lanciato un appello umanitario pari a 75 milioni di dollari.

www.unicef.it

Siria. Lake (UNICEF) alla CNN: a Homs situazione disperata, famiglie ridotte a mangiare i randagi

L’intervista andata in onda ieri sera sulla CNN al Direttore dell’UNICEF Anthony Lake dopo il suo viaggio ad Homs, città siriana devastata dal conflitto, da parte della giornalista Christiane Amanpour è stata davvero scioccante.

Mi auguro che se ne possa parlare anche sui nostri media. Emerge un quadro sconvolgente, non possiamo continuare ad accettare che in Siria accada tutto questo, non è umanamente possibile. Nell’intervista Lake dichiara di aver incontrato due famiglie fuggite dalla città vecchia di Homs che stavano facendo fronte ai cecchini e dovevano muoversi, quando potevano, attraverso tunnel.

E non solo, durante l’intervista Lake ha parlato di famiglie che "mandavano i loro figli a cercare nelle case abbandonate piccole bottiglie di olive, pane marcio e altre cose da mangiare. E stavano mangiando gatti randagi. Le persone a Homs mangiano gatti randagi”. Tutto questo mentre nella città vecchia si continuava a sparare. Mi associo a queste parole del direttore Lake durante l’intervista di ieri: “Queste non sono statistiche. Sono esseri umani, sono bambini. E i governi devono ricordare che questa è una questione strategica, perché tanti bambini sono rimasti traumatizzati dal vedere cose che nessun bambino dovrebbe mai vedere. Temo che cresceranno con più senso di vendetta che di riconciliazione e nella prossima generazione vedremo la replica della stessa violenza e degli stessi problemi, che colpiranno la regione e il mondo”.

Oggi non c’è più tempo. C’è un dovere umanitario che deve prevalere. Non possiamo svegliarci all’improvviso tra qualche mese o anno e inneggiare al disastro dopo 3 anni di morti, violenze distruzione, fame, disperazione. Non è umano.

Dichiarazione del portavoce dell'UNICEF Italia, Andrea Iacomini.

www.unicef.it

mercoledì 12 marzo 2014

Crimea, il parlamento ha dichiarato l'indipendenza dall'Ucraina

Il parlamento della Crimea, con 78 voti a favore su 81, ha dichiarato l'indipendenza dall'Ucraina. Un voto che prepara la strada al referendum, che domenica 16 marzo potrebbe sancire l'annessione alla Federazione Russa. E anche Mosca - scrive Rainews - si prepara. La Duma ha fissato per il 21 marzo la discussione del disegno di legge per inglobare la penisola senza la firma di trattati internazionali.

L'articolo di Rainews.

lunedì 10 marzo 2014

Ucraina, il premier Iatseniuk avverte i russi: "Non cederemo un centimetro"

Non si allenta la tensione in Ucraina. I vertici di Kiev avvertono Mosca che non lasceranno che il proprio territorio passi in mani russe. "È la nostra terra, non ne cederemo un centimetro. Che la Russia e il suo presidente lo sappiano".

Così le dichiarazioni del premier ucraino Arseni Yatseniuk, riprese da Rainews, parlando dell'occupazione militare russa in Crimea, ha arringato oggi la folla a Kiev in occasione di una manifestazione per il 200esimo anniversario della nascita del poeta ucraino Taras Shevtcenko, uno dei simboli dell'indipendenza del Paese.

L'articolo completo di Rainews.


Iraq, kamikaze si fa esplodere. Strage da 32 morti

Strage kamikaze in Iraq. Un kamikaze alla guida di un minibus carico di esplosivo - come riporta l'agenzia di stampa Agi - si e' fatto esplodere a un posto di blocco a Hilla, nel sud del Paese, provocando almeno 32 morti e 147 feriti. La città è a maggioranza sciita e l'attentato potrebbe essere opera di gruppi terroristici vicini ad al Qaeda. Nell'esplosione hanno preso fuoco almeno 50 auto e i passeggeri sono rimasti intrappolati negli abitacoli avvolti dalle fiamme.

Sono almeno 8.000 i civili morti in attentati nel 2013 in Iraq, il bilancio più grave per dal 2008.

L'articolo completo dell'agenzia Agi.

domenica 9 marzo 2014

Sudan, escalation di violenza in Darfur

Gli Stati Uniti, come riporta l'agenzia di comunicazione TM News, hanno denunciato "la recente escalation di violenza" da parte delle milizie governative attive in Darfur, regione occidentale del Sudan teatro da 11 anni di un conflitto tra ribelli e Khartoum, invitando il governo a mettere fine ai bombardamenti aerei.

"Siamo profondamente preoccupati per la recente escalation di violenze da parte delle Forze di supporto rapido in Darfur - si legge in una nota del Dipartimento di Stato - gli Stati Uniti condannano con forza gli attacchi ai civili e invitano il governo sudanese a scongiurare nuove violenze e a mettere fine alla sua campagna di bombardamenti aerei". Nel comunicato gli Stati Uniti ricordano due attacchi messi a segno dai miliziani il 23 e il 27 febbraio scorsi contro civili e sfollati nel Sud Darfur, invitando il governo di Khartoum ad autorizzare la forza di pace Unamid a indagare su quanto avvenuto. "A fronte delle sofferenze patite per troppo a lungo dalla popolazione, insieme alla comunità internazionale chiediano al governo sudanese e ai movimenti armati attivi in Darfur di avviare un dialogo politico inclusivo e globale per arrivare a una soluzione pacifica dei conflitti in Sudan e ristabilire lo stato di diritto", conclude la nota.

Quasi 40.000 civili sono stati costretti a fuggire di recente per gli incendi e i saccheggi compiuti dalle milizie attive in Darfur, dove si contano già circa 2 milioni di sfollati per il conflitto.

Il sito TmNews

sabato 8 marzo 2014

Tensione in Crimea. Forze di Mosca assaltano base ucraina

Forze speciali di Mosca, poco dopo il tramonto di ieri, affiancate dai reparti cosacchi, hanno assaltato una struttura missilistica dell’aeronautica ucraina a Yuharinoy con cento soldati fedeli a Kiev. Dopo una lunga trattativa, il ritiro. L'escalation di tensioni in Crimea non conosce sosta.

Qui l'articolo del Corriere della Sera.

venerdì 7 marzo 2014

Crimea, il parlamento annuncia referendum per la secessione dall'Ucraina

La Crimea annuncia la secessione dall'Ucraina. Il Parlamento della Crimea approva la mozione, il 16 marzo la consultazioni Bruxelles in pressing. E gli Stati Uniti sospendono i negoziati con la Russia sui visti, Un’ora di colloquio tra il capo del Cremlino e la Casa Bianca che denuncia: “E’ stata violazione la sovranità dell’Ucraina, reagiremo insieme a Bruxelles”. La crisi nella penisola sul Mar Nero si accentua.

L'articolo della Stampa sull'annuncio del referendum di secessione dato dalla Crimea. 

mercoledì 5 marzo 2014

Sud-Sudan, la secessione e milioni di morti. Il reportage del Corriere

Il Corriere della Sera, con un ampio e dettagliato reportage, parla della situazione attuale nel Sud Sudan. "Dopo oltre 50 anni di conflitto, due guerre civili e milioni di morti, il Sud Sudan (nero e in gran parte cristiano) ha votato il 9 luglio del 2011 per la secessione dal Nord (arabo e musulmano). Diventando così il Paese più giovane del mondo. Con una popolazione di circa 11 milioni di persone, ha un'area di 644.329 km quadrati, pari circa a quella della Francia. Senza sbocchi sul mare, carente di infrastrutture (i km di strade asfaltate sono solo un centinaio), ha il più alto tasso di mortalità infantile (76/1000) e un tasso di analfabetismo pari al 73%. Il gruppo etnico più numeroso è quello dei Dinka (38%), seguito da quello dei Nuer (17%). La sua economia dipende quasi interamente dalle esportazioni di petrolio, estratto nelle aree di Muglad, Melut, Abu Jabra e Heglig e convogliato da oleodotti verso le raffinerie del Sudan, a Khartoum e a Port Sudan".

http://www.corriere.it/reportages/esteri/2014/sud-sudan/