mercoledì 29 gennaio 2003

Disastro ecologico in Belgio, centinaia di uccelli morti


MIGLIAIA DI UCCELLI COLPITI IN BELGIO DAL COMBUSTIBILE FUORISCITO DALLA NAVE CARGO TRICOLOR, SPERONATA GIOVEDI SCORSO NEL CANALE DELLA MANICA. DOPO I NUOVI INCIDENTI IN MARE, LA LIPU CHIEDE MISURE URGENTI PER LA SICUREZZA

1.500 uccelli ricoverati, altri 220 già morti. Lo scontro del 24 gennaio scorso tra la nave Alphons Letzer e la Tricolor - la nave semiaffondata l'anno scorso nel canale della Manica con il suo carico di automobili di lusso - ha lasciato questa volta il segno: vittime 7 diverse specie di uccelli, colpiti dal combustile uscito dalla crepa creatasi nel serbatoio della nave. Dopo l'ennesimo incidente in Europa unitamente al grave episodio di ieri della nave Nicole affondata davanti alla costa del Conero, la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) chiede l'applicazione di misure che prevengano nuovi disastri ambientali.

170 tonnellate di combustile fuoriuscito dalla nave Tricolor, semiaffondata nel Dicembre scorso nel canale della Manica, hanno già ucciso davanti alla costa belga 220 uccelli e causato il ricovero di altri 1.500 in un centro di soccorso, il Vogelopvancentrum Oostende.
Le specie colpite sono l'Uria (che paga il tributo più alto), la Gazza Marina, l'Orchetto marino, il Pulcinella di mare, lo Svasso maggiore, il Tuffetto, il Gabbiano tridattilo e la Sula. Il combustile è fuoriuscito dopo lo scontro di venerdì 24 Gennaio tra la Tricolor e la nave.Alphons Letzer.
<<Questo ennesimo episodio - afferma la LIPU - unitamente al recentissimo affondamento della nave ucraina al largo del Conero, rendono necessari nuovi e urgenti provvedimenti, in Europa come in Italia. La messa al bando della navi a scafo singolo deve essere anticipata rispetto a quanto deciso dalla Commissione europea e inoltre occorre introdurre l'obbligo per gli armatori di risarcire i danni ambientali causati dalla fuoriuscita di carburante dalle navi. Occorre agire con estrema urgenza, prima che nuovi incidenti provochino catastrofi ambientali>>

articolo tratto da www.lipu.it

lunedì 27 gennaio 2003

Giornata della Memoria 2003


Corriere.it 27.1.2003 - Shoah, Olocausto, genocidio. Tre parole terribili che conservano il senso dell'indicibile tragedia degli ebrei d'Europa. Spazzati via durante la Seconda guerra mondiale dalla agghiacciante volontà nazista di «fare piazza pulita», una volta per tutte dell'«odiosa razza ebraica». Un progetto folle ma spaventosamente lucido e ben organizzato. Che ha portato nelle camere a gas sei milioni di esseri umani: uomini, donne, bambini. «Colpevoli» di essere quello che erano: ebrei. Il 27 gennaio, data in cui i sovietici liberarono il campo di concentramento di Auschwitz (l'odierna Oswiecim, in Polonia), è da tre anni il Giorno della Memoria. Una giornata dedicata al ricordo di quello che fu «perché non accada mai più»: il massacro di un popolo intero (cui dobbiamo aggiungere gli zingari, gli omosessuali, gli handicappati, gli oppositori politici che i nazisti eliminarono a migliaia nei lager).

INIZIATIVE - Ecco dunque che in tutta Italia, manifestazioni, mostre, dibattiti, opere teatrali, proiezioni di film e documentari si moltiplicano. Per dar modo alle giovani generazioni di conoscere quello che è stato. Di capire e, se possibile, assimilare l'imperativo «mai più». Un risultato possibile? «Sì - risponde il professor Amos Luzzatto, presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane - le iniziative collegate al Giorno della Memoria sono ogni anno di più. E' una cosa positiva, senza alcun dubbio. Soprattutto in un momento storico come il nostro, con antichi fantasmi che sembrano emergere dalle parti più oscure della storia: l'antisemitismo, per esempio, tutt'altro che domo o sconfitto per sempre».
Per maggiori informazioni sulle iniziative nella Giornata della Memoria 2003: http://www.deportati.it/fmenu.htm

sabato 18 gennaio 2003

Il Pentagono progetta guerra per trent'anni


Aspettiamoci che l'attuale emergenza militare internazionale, con focolai di guerra sparsi ai quattro angoli del mondo, continui ancora per molti, moltissimi anni. Lo afferma un piano riservato degli Stati Uniti nel quale si sostiene che durerà almeno venti anni, ma più probabilmente trenta, la guerra che gli Stati Uniti hanno lanciato contro il terrorismo internazionale dopo gli attentati dell'11 Settembre 2001. Del documento, che delinea le linee guida della strategia militare degli Stati Uniti nei prossimi anni, ne dà notizia il quotidiano New York Times.
Il National Military Strategic Plan for the War on Terrorism, un documento classificato di circa 150 pagine redatto dagli Stati maggiori ma approvato anche dal ministro della difesa statunitense, si articola in tre punti e mira non solo a smantellare le multinazionali del terrore come al Qaida - l'organizzazione del miliardario saudita Osama bin Laden a cui vengono tra l'altro attribuiti gli attacchi dell'11 settembre- ma anche a spingere i paesi finanziatori del terrorismo a cambiare politica.
Tra questi, vengono in particolare citati l'Iran e la Siria, accusati di finanziare organizzazioni come gli Hezbollah, particolarmente attiva in Israele e in Libano. Il primo punto del piano sottolinea la necessità di neutralizzare la minaccia più immediata, cioè al Qaida. Il secondo punto prevede una campagna di più ampio respiro, con pressioni, di tutti i tipi, sui paesi che finanziano il terrorismo internazionale. Il terzo punto, secondo il quotidiano statunitense, ha come obiettivo di costruire un ambiente internazionale sicuro e senza terrorismo, su tutto il pianeta: attraverso azioni di contro-propaganda e di smantellamento dei circuiti di finanziamento del terrore internazionale, come il traffico di stupefacenti o anche la prostituzione.

tratto da www.disinformazione.it

sabato 11 gennaio 2003

La Corea del Nord si ritira dal patto antinucleare e riprende i test missilistici


Corriere.it - 10.1.2003 - La Corea del Nord si ritira dal patto antinucleare.

TOKYO - La Corea del Nord annuncia di ritirarsi dal Trattato di non proliferazione nucleare e il presidente americano George W.Bush si fa sentire: «La decisione della Corea del Nord - dice - è una preoccupazione per il mondo intero». Di generica preoccupazione si era parlato già nelle scorse ore: Bush e il presidente cinese Jiang Zemin condividono le preoccupazioni sulla decisione nord coreana aveva fatto sapere in mattinata la Nhk, la televisione pubblica giapponese, riportando un dispaccio della Kcna, l'agenzia ufficiale nordcoreana. Il dispaccio sottolinea che «la Corea del Nord ha annunciato la sua totale libertà dagli obblighi stringenti dell'accordo relativo all'Agenzia internazionale dell'energia atomica (Aiea)».
LA REPLICA - Non si sono fatte attendere a lungo le reazioni nordcoreane alle parole di Bush: per l'ambasciatore nordcoreano all'Onu Pak Kil-Yon la volontà americana di trovare un accordo per via diplomatica non è sincera. Inoltre l'ambasciatore nordcoreano ha anche minacciato le Nazioni Unite: «Ogni eventuale futura sanzione decisa dal Consiglio di sicurezza dell'Onu sarà considerata un atto di guerra» ha dicharato Pak Kil-Yon.
«POLITICA OSTILE DEGLI USA» - In precedenza la Kcna aveva indicato come causa della decisione «la grave situazione attuale, dove la sovranità della nazione coreana e la sicurezza della Corea del Nord sono seriamente violati dall'ostile e viziosa politica degli Usa».
NON SARANNO RIAMMESSI GLI ISPETTORI - L'agenzia nordcoreana aveva sottolineato che il regime di Pyongyang rigettava la risoluzione approvata il 6 gennaio scorso dall'Aiea, che chiedeva alla Corea del Nord di riammettere i suoi ispettori, espulsi nei giorni precedenti. La dura presa di posizione di Pyongyang era arrivata dopo che nei giorni scorsi gli Usa si erano detti disponibili a riprendere il dialogo con il Paese comunista e dopo che le autorità di Seul avevano annunciato la disponibilità dei nordcoreani a incontri bilaterali ad alto livello a partire dal prossimo 21 gennaio.
FRANCIA: «SERVE UNA MOBILITAZIONE GENERALE» - Immediate reazioni di Francia e Giappone alla decisione della Corea del Nord di abbandonare il trattato antinucleare. Il ministro degli Affari esteri francese De Villepin ha definito la decisione «grave e pesante di conseguenze», sottolineando che è necessaria una mobilitazione internazionale urgente.
Anche il ministro degli Esteri giapponese, Takashima ha espresso preoccupazione e ha invitato Pyongyang a ritornare sui suoi passi.

Corriere.it - 11.1.2003 - La Corea del Nord riprende i test missilistici.

PECHINO - La Corea del Nord potrebbe porre fine alla moratoria sui test missilistici ora che gli Stati Uniti hanno «reso non validi tutti i loro accordi» con Pyongyang. Lo ha detto l'ambasciatore della Corea del nord in Cina. «Decidemmo di sospendere i test missilistici presumendo che il dialogo tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti sarebbe continuato», ha detto l'ambasciatore Choe Jin-su in una conferenza stampa. Choe, le cui dichiarazioni venivano rese da un traduttore, ha aggiunto: «Tuttavia la moratoria dei nostri test non farà eccezione ora che gli Stati Uniti hanno reso non validi tutti gli accordi conclusi tra gli Usa e la Repubblica democratica e popolare di Corea». Commentando la dichiarazione dell'ambasciatore al termine della conferenza stampa un consigliere dell'ambasciata ha detto che «la moratoria è finita. Possiamo sparare» missili. Nel 1998 Pyongyang aveva sparato un missile balistico a lungo raggio in direzione del Giappone. L'anno successivo aveva annunciato una auto-imposta moratoria sul lancio di missili a titolo sperimentale fino all'inizio di quest'anno. La Corea del Nord ha annunciato venerdì il suo ritiro dal Trattato di non proliferazione nucleare.