mercoledì 26 marzo 2003

Guerra in Iraq - Strage al mercato di Baghdad


BAGHDAD - Missili su un mercato, e su alcune palazzine di un quartiere popolare di Bagdad. E' accaduto alle 11.30 ora locale, quando la capitale irachena aveva già subito numerose ondate di bombardamenti. Il ministero iracheno dell'Informazione ha parlato di "molte, molte vittime", i testimoni riferiscono di almeno 15 morti e 30 feriti. Le operazioni di soccorso procedono a fatica, fra le macerie fumanti, i bombardamenti che continuano incessanti, la tempesta di sabbia e la pioggia che sta cadendo sulla capitale.
Dei missili sul mercato e contro i palazzi, il Comando centrale statunitense per tutta la giornata non dà notizie. "Non sappiamo se gli ordigni fossero nostri" ha dichiarato il generale Vincent Brooks, durante una conferenza stampa presso il Comando centrale Usa nella base di As Salyiya, in Qatar. "Non possiamo dire che non c'entriamo - ha proseguito - anche se gli errori possono sempre capitare, semplicemente non ne sappiamo niente". Poi, in serata, il Pentagono specifica: l'aviazione aveva messo nel mirino nove siti missilistici terra-terra in un attacco intorno alle 11.00 (ora locale). "I missili e lanciamissili erano piazzati all'interno di zone residenziali di civili - dice il Comando centrale Usa - la maggior parte di missili era posizionato a meno di 90 metri dalle case. Stiamo lavorando ad un rapporto completo sull'accaduto". Poi, da Washington, il generale Stanley McChrystal rilancia: "Potrebbe essere stata l'antiaerea a colpire quei civili".
Sono le immagini a raccontare l'entità del raid, quelle trasmesse dalla tv araba Al Jazeera e dalla Bbc: corpi mutilati e carbonizzati, pozze di sangue, edifici devastati, la folla che alza i pugni al cielo e grida "Allah akbar" ("Dio è grande"). Il direttore della Difesa civile irachena, Hamad Al Dulaimi, ha detto che alcuni degli edifici colpiti ospitano, al piano terra, officine meccaniche e, ai piani superiori, appartamenti privati. Sul luogo si sta recando anche un medico del comitato internazionale della Croce rossa, e il delegato del comitato a Bagdad, Roland Benjamin, ha spiegato: "Non abbiamo ancora informazioni di prima mano, ma vogliamo vedere se i feriti possono essere trasportati subito negli ospedali, e se questi dispongono del materiale necessario".
Intanto si prepara la battaglia di terra per la conquista di Bagdad. E continua, incessante, la tempesta di sabbia: il cielo è a tratti arancione e la visibilità, compromessa anche dalla pioggia che ha iniziato a cadere sulla capitale irachena, non supera i 500 metri. L'aria è resa irrespirabile dal fumo del petrolio, sparso e incendiato lungo le trincee dalla Guardia Repubblicana. Poche decine di chilometri separano la testa delle truppe dalla capitale, ma una fonte del Comando centrale in Qatar informa che il regime iracheno ha minato i ponti di accesso a Bagdad e intensificato il ricorso a "tattiche terroristiche".
Avanza anche il Settimo cavalleggeri delle forze armate Usa: è a un passo dalla "cintura" difensiva della Guardia Repubblicana, ma anche dalla temuta guerra "casa per casa". Si attendono rinforzi da sud, gli stessi che hanno ripreso l'avanzata da Nassiriya, sull'Eufrate, dove le truppe alleate sono state impegnate in sanguinosi combattimenti.
Ma fin dall'alba di oggi gli aerei di Usa e Gb hanno bombardato diverse zone di Bagdad, in particolare la parte meridionale della città, dove sono risuonate decine di esplosioni con nel mirino cinque divisioni della Guardia repubblicana schhierate a difesa della capitale. Bombe alleate anche nel centro, colpito il ministero dell'informazione. Attaccate, nella notte, le "aree del potere" di Saddam. Da una parte il centro della comunicazione del raìs, da dove sono partite le immagini dei morti e dei prigionieri Usa; dall'altra (il fianco meridionale della capitale) i capisaldi dov'è asserragliata la Guardia Repubblicana.
Colpita anche la televisione satellitare irachena: solo dopo qualche è tornata a trasmettere, mandando in onda canzoni patriottiche. La tv di Stato, che ieri sera ha interrotto i programmi per 45 minuti dopo i bombardamenti che avevano centrato i ripetitori, alle 9 ha ripreso le trasmissioni con una lettura del Corano. Il Pentagono ha confermato che i bersagli dell'attacco nel cuore di Bagdad erano i centri di comunicazione. "Abbiamo colpito la principale stazione televisiva - dicono fonti della Difesa Usa - così come un complesso sotterraneo per telecomunicazioni e il centro per comunicazioni satellitari di Bagdad".

articolo tratto da repubblica.it

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