lunedì 24 febbraio 2003
Caccia in Italia, un massacro insostenibile
In Italia - tra mammiferi, insetti, uccelli, pesci, rettili, ecc. - esistono quasi 58.000 specie di animali. E questo numero è destinato naturalmente a crescere con il proseguire delle ricerche faunistiche, sempre che la mano distruttiva dell'uomo gliene dia il tempo… Le minacce a tale magnifico patrimonio di vita e biodiversità hanno una comune origine, la pretesa umana di assoggettare la Natura alle proprie esigenze, ma diverse manifestazioni: dall'uccisione per l'alimentazione, al commercio, alla distruzione degli habitat naturali, all'inquinamento, alla caccia, alla pesca, all'antropizzazione dell'ambiente. Il diritto alla vita non è attualmente riconosciuto a nessuna di queste migliaia di specie che vivono con noi, in quanto la fauna è considerata una "risorsa" da sfruttare per le utilità umane. Nemmeno nelle zone protette (Parchi, riserve e simili) gli animali e la natura sono liberi di evolversi. Tutto, infatti, deve passare attraverso quell'arrogante visione antropocentrica con cui si "legittima" ogni abuso dell'uomo sugli altri esseri viventi. In questo contesto, la LAV è da sempre impegnata in prima fila per far crescere nell'opinione pubblica la consapevolezza della possibilità di un'alternativa non violenta nei rapporti uomo/altri animali, nonché per contrastare atti, pratiche e consuetudini che calpestano il diritto alla vita degli animali selvatici.
Una guerra contro gli animali
Ogni anno oltre 100 milioni di animali, sono vittime di una guerra condotta, per un periodo inferiore a cinque mesi, da un esercito di circa 900 mila cacciatori italiani. Allodole, conigli, cinghiali, volpi, lepri, anatre, caprioli, merli, colombacci, cervi, pernici e tante altre specie, inseguiti, terrorizzati dagli spari, addentati dai cani, attirati con i richiami vivi (uccelli usati come esche), braccati dai cacciatoti nei campi o uccisi dagli stessi nascosti negli appostamenti, finiscono agonizzanti sotto i colpi di potenti fucili automatici. Molti, i più “fortunati”, muoiono quasi subito trafitti da una scarica di pallini; altri rimangono solo feriti e vanno a morire tra atroci sofferenze in luoghi nascosti. Questo è ciò che accade nei nostri boschi e campagne, da settembre a gennaio; una vera e propria strage compiuta da chi, per mero divertimento, imbraccia un fucile e distrugge la vita.
I cacciatori amanti della natura?
I cacciatori, pur di difendersi, sostengono di essere loro i veri amanti della natura e che la vera causa della morte degli animali è l’inquinamento, l’uso dei pesticidi, la cementificazione...
Ma, allora, perché non fermare la caccia per salvare la fauna superstite? In realtà la caccia, oltre che un’attività immorale ed eticamente inaccettabile, è il principale e più efferato autore della distruzione della fauna e la fonte di moltissimi danni: provoca l’estinzione generale o locale di alcune specie o la rarefazione di altre, altera gli equilibri ecologici naturali, aiuta a diffondere malattie, causa il saturnismo (avvelenamento da piombo degli uccelli che ingeriscono i pallini) e gravi sofferenze agli animali feriti, ed è occasione di delitti e incidenti con perdite anche di vite umane. La caccia, oggi, è un’attività che non ha più alcun motivo di esistere, uno “sport” (dove il vincitore è sempre lo stesso...) sanguinario e barbaro. Dietro la caccia si sono formati enormi interessi economici. Nonostante il numero dei cacciatori sia diminuito negli ultimi anni, il giro d’affari annuo è di oltre 3.300 miliardi di lire. Molte associazioni venatorie percepiscono fondi pubblici erogati dallo Stato ai sensi della attuale legge sulla caccia. Sono questi i veri motivi di una difesa tanto agguerrita della caccia! Ecco perché il Parlamento, le Regioni e le Amministrazioni locali sono così sensibili alle richieste dell’elettorato venatorio.
Bilancio annuale stagione venatoria
5 mesi di piombo, tanto dura la stagione venatoria in Italia. La LAV ha deciso di elaborare un "Rapporto" alla fine di ogni stagione venatoria per denunciare la realtà della caccia nel nostro Paese: un fenomeno pesantissimo per la fauna e l'ambiente, che sopravvive solo grazie alla volontà politica degli amministratori di Regioni e Province che, pur di accaparrarsi il bacino di consensi rappresentato dalle 800mila doppiette, calpesta e sfida la legalità pur di consentire a questo esercito di continuare indisturbato a seminare morte e sangue nelle nostre campagne.
Nel bilancio della LAV, inoltre, verranno presentati i fatti più gravi che hanno riguardato la caccia nella stagione venatoria 2001/2002: spesso veri e propri episodi di criminalità che denunciano i forti interessi economici legati al mondo della caccia; in altri casi le pesanti accuse dell'Unione Europea nei confronti della liberalizzazione selvaggia della caccia in Italia, oppure le tante battaglie legali condotte dalla LAV per fermare ulteriori massacri di animali.
Bocconi avvelenati
A proposito di minacce alla fauna selvatica (e non) nel nostro Paese, da tempo si registra una crescente attenzione verso la piaga dei bocconi avvelenati che rappresentano una vera e propria emergenza ambientale, sanitaria, sociale e di sicurezza pubblica.
Periodicamente, infatti, viene data notizia di avvelenamenti di decine di animali sia domestici (cani e gatti padronali), sia randagi, sia selvatici (soprattutto volpi, ma anche tassi, faine, lupi, ecc.). Il fenomeno sembra non avere mai fine e, anzi, diviene sempre più pericoloso e diffuso sul territorio, grazie ad un clima di omertà che impedisce in tutti i casi finora registrati di individuare il benché minimo indizio circa i responsabili della criminale attività.
La diffusa presenza di bocconi avvelenati è strettamente legata, come ormai noto ed assodato anche dalla Magistratura, al mondo venatorio (lotta ai "nocivi" (volpi e corvidi) che predano selvaggina da ripopolamento; eliminazione di cani e gatti, anche non randagi, che "disturbano" l'attività venatoria; faide tra fazioni avverse di cacciatori locali e forestieri, ripicche, ecc.). Per questo la LAV ha sempre sostenuto come una delle misure che necessariamente deve essere presa dalle competenti Autorità sia quella di far decadere ogni interesse venatorio, in senso lato, sul territorio oggetto di campagne di avvelenamento: oltre che l'inibizione per un congruo numero di anni dell'esercizio della caccia, si dovrà vietare anche l'addestramento dei cani, attività di ripopolamento e cattura o altro ancora.
articolo tratto da www.unhappyanimal.org
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