L’intervista andata in onda ieri sera sulla CNN al Direttore dell’UNICEF Anthony Lake dopo il suo viaggio ad Homs, città siriana devastata dal conflitto, da parte della giornalista Christiane Amanpour è stata davvero scioccante.
Mi auguro che se ne possa parlare anche sui nostri media. Emerge un quadro sconvolgente, non possiamo continuare ad accettare che in Siria accada tutto questo, non è umanamente possibile. Nell’intervista Lake dichiara di aver incontrato due famiglie fuggite dalla città vecchia di Homs che stavano facendo fronte ai cecchini e dovevano muoversi, quando potevano, attraverso tunnel.
E non solo, durante l’intervista Lake ha parlato di famiglie che "mandavano i loro figli a cercare nelle case abbandonate piccole bottiglie di olive, pane marcio e altre cose da mangiare. E stavano mangiando gatti randagi. Le persone a Homs mangiano gatti randagi”. Tutto questo mentre nella città vecchia si continuava a sparare. Mi associo a queste parole del direttore Lake durante l’intervista di ieri: “Queste non sono statistiche. Sono esseri umani, sono bambini. E i governi devono ricordare che questa è una questione strategica, perché tanti bambini sono rimasti traumatizzati dal vedere cose che nessun bambino dovrebbe mai vedere. Temo che cresceranno con più senso di vendetta che di riconciliazione e nella prossima generazione vedremo la replica della stessa violenza e degli stessi problemi, che colpiranno la regione e il mondo”.
Oggi non c’è più tempo. C’è un dovere umanitario che deve prevalere. Non possiamo svegliarci all’improvviso tra qualche mese o anno e inneggiare al disastro dopo 3 anni di morti, violenze distruzione, fame, disperazione. Non è umano.
Dichiarazione del portavoce dell'UNICEF Italia, Andrea Iacomini.
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